Login Registrati
Noi donne rivoluzionarie: la lezione di Marjane Satrapi

Noi donne rivoluzionarie: la lezione di Marjane Satrapi

“La democrazia non si può ottenere in una notte. E nemmeno si può importare. La democrazia è un’evoluzione sociale e culturale, e la società iraniana si è evoluta..... le evoluzioni hanno bisogno di tempo”..

Lunedi, 22/06/2026

La rivista Internazionale ha offerto un regalo prezioso come inserto: 30 pagine di fumetti di Marjane Satrapi, scomparsa la settimana scorsa e destinata non solo in Iran a non essere dimenticata.
Ricorderete anche voi quando uscì Persepolis, nel 2000? Fu subito oggetto di ammirazione, opera geniale di un’artista che si appropriava di un genere non femminile ,reso popolare da modelli come Tex Willer o ZeroCalcare.
Il successo immediato fece risaltare l’importanza della ragazza iraniana che genitori attenti al suo bene avevano mandato a studiar ein Europa, dopo l’arrivo di Komeini, la caduta dello Shah e il governo degli ayatollah islamici.
Marjane inventò la più efficace denuncia del regime iraniano intitolandola nel nome non di Teheran, ma della mitica Persepolis, capitale della Persia dei tempi di Dario cinque secoli prima di Cristo. E le sue figurette hanno proceduto, sequenza dopo sequenza, ad attaccare con lucidità feroce e soave ingenuità le imposizioni repressive del regime, che continua a perseguitare specificamente le donne, a cui sono lesinate le libertà minime dei paesi civili.
Amata dal “movimento” ha sempre ottenuto il consenso in Occidente, soprattutto quando i cortei di protesta contro i despoti integralisti erano sostenuti anche da uomini iraniani che seguivano la leadership delle donne all’insegna del loro programma “Donna, Vita, Libertà”.
Anche in Italia si sono replicate iniziative di solidarietà pilotate da donne, che di fatto erano manifestazioni inneggianti alla ribellione.
Non era la linea tenuta da Marjane Satrapi, che ha sempre tracciato, dietro la morbidezza del segno e la finta soavità delle battute, l’operazione politica più forte, senza squilli di tromba rivoluzionari e senza cedimenti ideologici.
Riteneva poco utile alla “causa” sollecitare rivolte irrealistiche, date la stabilità del regime e l’assenza di una resistenza organizzata che possa assumersi la responsabilità di un’opposizione efficace.
Nei fumetti di Marjane non si fa fatica a sentire la mano di una donna: femminili l’ironia, la trasversalità, la libertà del pensiero sotteso. Consapevole che l’aspirazione del suo popolo alla libertà è senza illusioni: è sicura, ma mancavano Netanyahu e Trump a impedirne la realizzazione a breve.
Nell’ultima pagina dell’antologia pubblicata da Internazionale, Marjane ribadisce il concetto con un corsivo che obbliga a pensare: “la democrazia non si può ottenere in una notte. E nemmeno si può importare. La democrazia è un’evoluzione sociale e culturale, e la società iraniana si è evoluta..... ma, al contrario delle rivoluzioni, le evoluzioni hanno bisogno di tempo”.
Strana cosa questa del tempo. Perché, quando si è arrivati alla democrazia, bisogna conservarla con la cura speciale con cui le donne intendono conservare l’amore nella coppia e nella famiglia, che dovrebbe essere la stessa con cui le istituzioni curano gli interessi dei cittadini. E non è il caso, se la democrazia mostra la sua fragilità, di pensare di reimporla con mezzi sommari o campagne elettorali di primarie e campi larghi e non di idee e programmi.

Mi viene un commento personale.
Quasi tutti quelli che leggono le cose che scrivo, un tempo seguivano le rivendicazioni rivoluzioniarie che ispiravano le lotte di liberazione dei popoli in uscita dal colonialismo, oppressi dalle dittature o dai golpe americani o dagli apartheid. Oggi analisi del genere non sono più pensabili.
L’ultimo “eroe” che ha sognato di realizzare “vere” rivoluzioni è stato il Che Guevara che, insoddisfatto degli esiti della rivoluzione cubana, andò ad esportarne i principi in Congo e fu deluso. Affiancò la rivoluzione boliviana, meglio conosciuta, e vi trovò la morte; e noi creammo il mito. Non ci furono più rivoluzioni.
Ancora una volta si constata la carenza del pensiero femminista degli anni Settanta del secolo scorso: non solo l’assenza di un pensiero politico autonomo femminista sul potere, ma la sostanziale subalternità al patriarcato degli “ideali maschili” della “sinistra”.
Neppure oggi ci accorgiamo che solidarizzando con il popolo cubano (che Trump vuole prendere per fame), non solo nessuno parla della rivoluzione del ‘59, ma né uomini né donne trovano risorse critiche alternative.
Non ho rimpianti - anche se era proprio bello credere di stare partecipando alla liberazione dei popoli - ma urgono nuovi processi critici per attuare la nostra stessa liberazione: dalla crisi della democrazia.
Come donne si prospetterebbe finalmente la responsabilità di progettare anche noi una politica escludente dalla mente la violenza del potere. A meno di non arrendersi al patriarcato,anche se molti uomini detestano le violenze e la guerra, ma subisconoe - e gli piace - il primato della forza.
Forse tocca a noi smontarlo prima diventare come loro.
Le strip di Marjane Satrapi dicono che, di fatto, siamo pronte per i tempi lunghi, che vanno predisposti.
O ci accontentiamo di “Donna, Vita, Libertà” senza i fumetti di Marjane Satrapi?
 

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®