Ogni voce porta luce: balbuzie, ascolto e diritto di esprimersi
Il 22 ottobre è la Giornata internazionale della consapevolezza sulla balbuzie. Associazione LEA: un’intervista a più voci per 'andare oltre la superficie'
Il 22 ottobre si celebra la Giornata internazionale della consapevolezza sulla balbuzie: un’occasione per accendere i riflettori su una condizione che riguarda milioni di persone, ma anche per interrogarsi su come ascoltiamo, su quali aspettative affidiamo alla parola e su quanto spazio siamo disposti a lasciare a chi si esprime in modo diverso.
Parlare di balbuzie, infatti, significa andare oltre la fluenza. Significa affrontare pregiudizi, interruzioni e imbarazzi. Significa parlare delle occasioni in cui un blocco rischia di trasformarsi in una difficoltà a partecipare, a essere ascoltati e a sentirsi riconosciuti.
Il contenuto di un messaggio conta più della velocità o della sicurezza con cui lo si esprime. Spesso si scambia la capacità di prendere la parola senza esitazioni come un valore, dimenticando che dietro a ogni parola, dietro a ogni persona, dietro a ogni silenzio e anche dietro a un blocco ci sono storie da raccontare, idee, pensieri, sentimenti ed emozioni.
In vista del 22 ottobre, abbiamo raccolto le voci di chi si occupa di balbuzie da prospettive differenti e di chi porta con sé un’esperienza personale. Ne emerge una riflessione che intreccia consapevolezza, strumenti, vissuti e relazioni: tante storie, tanti modi di affrontare la balbuzie.
Al centro c’è anche il ruolo di LEA, associazione impegnata a promuovere conoscenza, inclusione e attenzione ai diritti delle persone che balbettano, scegliendo di mettere in dialogo approcci diversi e diverse prospettive. Un pluralismo che invita a confrontarsi, a riconoscere la complessitàe a tenere al centro le persone, i loro desideri e le loro possibilità.
Con questa intervista a più voci, il 22 ottobre diventa un’occasione per riflettere su un tema che riguarda tutti: la libertà di esprimersi, il rispetto dei tempi di ciascuno e la responsabilità di chi ascolta. Perché una comunicazione davvero inclusiva non chiede a tutti di parlare allo stesso modo: chiede a tutti di imparare ad ascoltare. *** La prima domanda è per la Presidente dell’Associazione LEA, Sista Carandini. Il 22 ottobre è la Giornata internazionale della consapevolezza sulla balbuzie: che significato ha per lei questa giornata e perché è importante parlarne?
“Questa giornata è fondamentale per abbattere i pregiudizi e lo stigma che ancora circondano la balbuzie. Parlarne significa far comprendere che si tratta di un disturbo complesso e non di un limite intellettivo o emotivo. Promuovere la consapevolezza aiuta chi balbetta, che sia un bambino, un giovane o un adulto, a sentirsi accolto e compreso, creando un contesto scolastico, sociale e lavorativo più inclusivo e permettendogli, quindi, di sprigionare tutto il suo potenziale a vantaggio della collettività. La mia storia personale con la balbuzie — segnata da una scuola difficile e da troppi limiti nel lavoro — è ciò che oggi, a 70 anni, guida il mio impegno alla guida dell'Associazione. Dieci anni fa ho scelto il mio ‘zainetto degli attrezzi’, conquistando una libertà espressiva che ha cambiato la mia vita; allo stesso tempo, la nostra associazione sostiene con totale apertura qualsiasi percorso o metodologia ciascuno decida di intraprendere. Il nostro vero scopo è dare voce ai bisogni e ai diritti delle persone che balbettano e delle loro famiglie, abbattendo ogni ostacolo sociale e culturale per migliorare concretamente la qualità della vita di bambini e bambine, giovani e adulti”. ***
Due domande alla dott.ssa Chiara Comastri. Psicologa, ex balbuziente, Comastri ha sviluppato il metodo Psicodizione a partire dalla propria esperienza personale e da un percorso di ricerca sulla balbuzie. Dal 2004 si occupa di comunicazione e di percorsi rivolti a persone che balbettano, lavorando su aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali legati all’espressione verbale. È consulente scientifica dell’Associazione LEA. LEA promuove, insieme a Psicodizione, iniziative dedicate a questa giornata: che cosa avete pensato di proporre quest’anno e quale messaggio vorreste arrivasse a chi partecipa?
“Per questa giornata abbiamo messo in campo un ricco programma di iniziative sul territorio e online. Saremo presenti nelle principali piazze d’Italia con i nostri volontari per offrire informazioni utili e far conoscere il mondo interiore di chi balbetta; organizzeremo inoltre attività nelle biblioteche comunali, incontri nelle università e percorsi di formazione dedicati ai pediatri. Un'attenzione speciale è rivolta alla scuola, con progetti di sensibilizzazione per studenti di ogni ordine e grado e formazione gratuita per gli insegnanti. Infine, i canali social ufficiali prenderanno vita grazie alle dirette Instagram gestite direttamente dai ‘nostri’ ragazzi e da volontari di LEA, che affronteranno temi cruciali come il bullismo, la scuola, il vissuto dei genitori e le sfide degli adulti nel mondo del lavoro.
Queste attività nascono per dar voce a chi spesso tende ancora a camuffarla e a non fidarsi di essa. È un invito stimolante per chi balbetta a rivendicare il proprio spazio nel mondo senza riserve, ma è anche una chiamata alla collettività, affinché impari ad accogliere quello spazio e a farsi facilitatrice di questo incontro. Il messaggio che desideriamo far arrivare è che la consapevolezza e la condivisione sono un cammino a doppio senso: un atto di ascolto e responsabilità reciproca per ritrovare la piena libertà di esprimersi”.
Nella vita di ciascuno possono esserci momenti di difficoltà, di blocco, di insicurezza o di fatica, indipendentemente dal modo in cui si parla o ci si esprime. C’è un suggerimento che darebbe a chi si trova ad attraversare uno di questi momenti, balbuzienti o non balbuzienti?
“Il messaggio che desidero trasmettere a chiunque stia attraversando un momento di fatica — che si conviva con la balbuzie o con qualsiasi altra difficoltà — è di guardare al blocco non come a un limite a cui rassegnarsi, ma come al punto di partenza per fare del proprio meglio e superare i propri confini. L'accettazione non è resa: rimanere indietro per paura significa privare chi ci circonda del nostro valore.
Indipendentemente dalla forma in cui ci si esprime, ciò che conta davvero è l'importanza di ciò che portiamo nel mondo. Ogni persona possiede una luce e una voce uniche, ed è proprio questo contributo speciale la cifra indispensabile affinché la collettività si arricchisca e funzioni al meglio. Nessun talento deve andare sprecato: abbiate il coraggio di mettervi in gioco, perché ciò che avete da offrire è unico e fondamentale per tutti”. ***
Giorgia Virgillito ha 24 anni e studia Giurisprudenza. Già corsista di Psicodizione, è impegnata come volontaria e testimone dell’Associazione LEA. Ilaria Bellini, Vicepresidente di LEA, è responsabile delle relazioni pubbliche e istituzionali sul tema della balbuzie, nonché responsabile comunicazione per Psicodizione.
Qual è il ricordo più bello che associ alla Giornata del 22 ottobre? Virgillito: “Il ricordo più bello che lego al 22 ottobre è, senza dubbio, la giornata di sensibilizzazione organizzata nel mio ex liceo. Ricordo ancora la carica di quei momenti, la voglia di espormi e di far arrivare a tutti una profonda consapevolezza: la balbuzie si può superare. Ho ancora impressi nella mente i volti curiosi degli studenti, i cui sguardi ci confermavano che il messaggio era arrivato dritto a destinazione.
Tornare tra i corridoi della mia vecchia scuola mi ha fatto rendere conto di quanta strada io abbia percorso. Durante gli anni del liceo, infatti, convivevo con la balbuzie quasi con rassegnazione. Ritrovarmi lì, a distanza di anni, nelle vesti di chi diffonde un messaggio così importante, mi ha riempita di un immenso orgoglio. È stato profondamente gratificante leggere, in quello stesso momento, i messaggi dei ragazzi e dei professori che ci ringraziavano. Alcuni si sono rivisti nelle nostre parole e si sono commossi; altri hanno compreso come relazionarsi in modo empatico e corretto con chi balbetta. L'emozione più grande, però, è arrivata alla fine, quando la mia professoressa di greco mi ha stretta in un abbraccio dicendomi: «Sono orgogliosa di te»”.
Bellini: “Il ricordo più bello risale al 22 ottobre di 4 anni fa ed è legato alla diretta social che collega le piazze d'Italia in cui i volontari di LEA e Psicodizione tengono attività di sensibilizzazione. Condividerne la conduzione accanto a Chiara Comastri è stata un'emozione fortissima. Quando balbettavo mi nascondevo e cercavo di occupare meno spazio possibile; ritrovarmi lì, a dare voce a questa grande onda di consapevolezza, è stato il segno tangibile di un cerchio che si chiudeva. Ogni anno provo la stessa magia: vedere la forza di ragazzi e ragazze, l'emozione dei genitori e la consapevolezza che quello spazio lo abbiamo conquistato davvero, tutti insieme”.
Se potesse cambiare una sola cosa nel modo in cui le persone ascoltano chi balbetta, che cosa cambierebbe? Virgillito: “Se potessi cambiare una sola cosa, chiederei uno sguardo capace di andare oltre la superficie. Vorrei che chiunque, anche chi non vive questa realtà, riuscisse a comprendere che la balbuzie non è solo il blocco evidente che si manifesta all'esterno. Il disagio più grande è quello che viviamo dentro, nel silenzio, ancora prima di iniziare a parlare.
È quell'ostacolo invisibile che percepiamo quando sentiamo fisicamente che un suono proprio non vuole uscire. Spesso, chi ci ascolta si concentra unicamente sulla fatica visibile o sulle pause, senza comprendere a fondo il carico emotivo che portiamo dentro in quegli istanti. Ciò che desidero, quindi, è una vera e profonda empatia: vorrei che le persone non si limitassero ad ascoltare come parliamo, ma che provassero a mettersi in ascolto di ciò che sentiamo, accogliendo non solo le nostre parole, ma anche tutta la tempesta interiore che affrontiamo per farle uscire”. Bellini: “Cambierei l’ansia di dover riempire il tempo. Vorrei che le persone smettessero di finire le frasi al posto di chi sta manifestando un blocco di balbuzie o di distogliere lo sguardo per l'imbarazzo. Sostituirei la fretta con l'attesa fiduciosa: il dono più grande che si possa fare a chi balbetta non è la compassione, ma il tempo di esprimersi e la certezza che ciò che ha da dire ha un valore, indipendentemente da ‘come’ lo dice”.
Interviste a cura di Elena Ribet
FOTO / Senato, sala Nassiriya, 23 ottobre 2024. Fondazione dell’Associazione LEA. Da sinistra, la presidente Sista Carandini, Ilaria Bellini, Chiara Comastri, Roberto De Ruvo