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Per le donne difficile e contradittorio il tempo dell’oggi che viviamo

Per le donne difficile e contradittorio il tempo dell’oggi che viviamo

Un tempo complesso fra grandi differenze e speranze per le donne. I premi Nobel per Letteratura e Pace a fianco alla negata Libertà delle Iraniane, il protagonismo femminile e le guerre fra responsabilità e aspirazioni

Martedi, 20/10/2026

Per le donne difficile e contradittorio il tempo dell’oggi che viviamo.
Che per le donne o per tante donne nel mondo il tempo di vita sia complesso, faticoso e contraddittorio nel suo svilupparsi e misurarsi con la realtà è una verità appurata e direi accettata. Eppure ci sono stagioni e periodi, con uno sguardo al mondo in cui l’evidenza di questo s’impone invitando a riflettere sulla complessità di una situazione di una “evoluzione” della condizione femminile che mostra enormi differenze e disomogeneità su cui riflettere per capire come aiutarci ed aiutarsi.
Seguire le notizie se spesso ci rallegra e ci permette di guardare in avanti con ottimismo, come proprio in questo mese quando ben due premi Nobel hanno riguardato due donne: quello per la letteratura alla poetessa canadese Anne Carson e quello per la pace a Navy Pillay , giurista sudafricana ed ex Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani; come non pensare, però, che questi grandi riconoscimenti, affiancati a tanti altri successi femminili , purtroppo vivono e si esprimono in contemporanea con l’ennesima condanna a morte in Iran per Najme Amini , la studentessa di 23 anni, giudicata per un post postato sui social e condannata per blasfemia. Un ulteriore condanna a morte, tra l’altro, modificata dopo la sentenza di una pena di 12 anni per una giovane, che tra l ’altro, porta incredibilmente lo stesso cognome di Mahsa Amini la giovane curda di 22 morta nel 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione dell’uso del velo. Masha che diede vita con la sua morte al movimento potente di rivolta e protesta femminile in Iran “Donna, Vita, libertà” che sembrò aprire una speranza per l’incredibile adesione alle proteste. Una storia terribile tornando a quella della studentessa Najmeh, tra l’altro cittadina, ancora di Mashhad la stessa città ove alla fine del 2025 venne arrestata Narges Mohammad , anche lei premio Nobel per la pace nel 2023.
Una giovane, la nostra Najmeh che dice:” Non voglio fare l’eroina, voglio solo che la mia voce sia ascoltata”, facendo trapelare un messaggio dal carcere di VAKILABAD. Notizie orribili di sopraffazione e violenza verso donne che chiedono libertà e che in questo momento fanno ulteriore fatica ad emergere sommerse dalle infinite vicende della guerra, devastante per il mondo, in cui l’Trump. Ultima la già portavoce della Casa Bianca Katia Zacharia , succeduta a Karoline Leavitt, ufficialmente dimessasi per occuparsi della famiglia, ma poi durata per altro solo 5 giorni nella sua carica di non poca importanza; lei che proprio iniziando il suo mandato aveva annunciata le dimissioni richieste da Trump di Kimberly Guilfoyle ambasciatrice americana in Grecia ed ex fidanzata del figlio . Ambizioni sane e giuste ma che sappiamo come nella realtà,quando aumentano le difficoltà, le proteste sociali, economiche, per non dire cosa può essere la guerra, si riverberano sulle famiglie e vedono presumibilmente spesso le donne divenirne di fatto l’ammortizzatore ed equilibratore rimandandone e talvolta annullandone i progetti intrapresi o ipotizzati di personale sviluppo e affermazione di se .
Paola Ortensi

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