Quando a Petilia Policastro, nel Crotonese, le donne incendiarono il Municipio.
ci sono pagine storia che non dovrebbero mai essere dimenticate ed in cui le donne diedero il proprio contributo nella storia sociale, anche nel Crotonese. La Giornata del coraggio femminile: una iniziativa da recuperare.
23 Marzo 1917 e 13 aprile 1947. Trent’anni separano due date poco note della storia contemporanea di Petilia Policastro. A distanza di 30 anni l’una dall’altra due rivolte popolari diedero risalto nazionale alla cittadina dell’alto Marchesato crotonese. A caratterizza la prima delle due rivolte il fatto che fu quasi esclusivamente al femminile. Entrambe,inoltre, evidenziano che almeno per Petilia il “si stava meglio quando si stava peggio” è un luogo fin troppo comune che non tiene conto di quella povertà che allora era tanta, nonostante quell’aria da “Arcadia perduta” con cui gli anziani, tutti gli anziani di ogni tempo e di ogni latitudine, amano descrivere i tempi della propria giovinezza. “A ra casa senza pane, c’è nnu trigulu abbattutu: ‘a mugliera è na puttana, ‘u maritu è nu curnutu”: è questo un ritornello ancora vivo nella memoria tipico dei comizi del sindaco savellese Vecchio divenuto, fra gli anni 40 e 50, parlamentare della nascente Repubblica per il Partito Comunista Italiano. E sia nel 1917 che nel 1947 le “case senza pane” dovevano essere la maggioranza nella cittadina dell’alto Marchesato crotonese, se l’esasperazione arrivò a livelli di guardia. A 100 anni dalla rivolta del 1917, conosciuta come la rivolta delle “Frascare” ed a 70 da quella del 1947, entrambi gli avvenimenti storici stanno ritornando attuali. La rivolta del 1917 è stata commemorata a distanza di 100 anni nella infatti, sarà commemorata nella quarta edizione della “Giornata del Coraggio Femminile” quando una lapide è stata posta su una parete del Comune vecchio in largo Santa Caterina. “Più volte – scrive Alberto Fico nel proprio saggio storico “Policastro, documenti e ricerche” – l’Amministrazione comunale dovette intervenire nel commercio locale per calmierare i prezzi dei principali alimenti che erano vertiginosamente lievitati; pertanto, le famiglie trovavano grandi difficoltà a reperire le somme necessarie per la vita di tutti i giorni in attesa degli aiuti statali”. Capita così che il 23 marzo l’esasperazione raggiunse toni altissimi, le donne che solitamente fornivano i forni a legno delle frasche e degli arbusti necessari a cuocere il pane preferirono accumularle sulle scale del Municipio ed incendiarlo. L’indomani una quindicina fra le rivoltose furono condotte nel carcere di Catanzaro, dove rimasero circa sei mesi, in attesa di un processo che non avvenne con il reato prescritto . Le varie edizioni della giornata del coraggio femminile furono una delle più importanti iniziative della cittadina dell' alto Marchesato crotonese che riuscirono a dare risalto nazionale non solo a quel coraggio delle donne che, in una società subalterna come quella meridionale, sono riuscite a fare e cambiare quella storia che non va dimenticata per essere da stimolo ed insegnamento anche alle nuove generazioni.
Francesco Rizza