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Le tante resistenze delle donne in Afganistan, Iran, Rojava. Rompere il silenzio con azioni concrete

Le tante resistenze delle donne in Afganistan, Iran, Rojava. Rompere il silenzio con azioni concrete

In un incontro alla Casa Internazionale delle donne voci e immagini forti raccontano come le donne vivono e resistono in paesi dove l’oppressione di regimi oscurantisti e patriarcali ha raggiunto livelli insopportabili

Lunedi, 23/02/2026 - La sala è piena all’incontro organizzato dall’associazione Le Sconfinate, in collaborazione con la Casa Internazionale delle donne di Roma e Archivia da titolo “Afganistan, Iran, Rojava: la resistenza delle donne” e forte è stato l’impatto con quanto si è visto e ascoltato.
Nessun articolo sulla situazione delle donne in questi tre paesi infatti può emozionare come le dirette voci e testimonianze delle donne stesse. In mezzo ad un silenzio che dura oramai da tanto tempo su quello che realmente è divenuta la vita quotidiana delle donne in Afganistan sono riapparse loro, non solo come vittime di un orrendo regime oscurantista e violento ma come donne che, se pure nascoste in abbigliamenti imposti, cercano strade per esistere e resistere o di ribellarsi.
In filmati tremendi proiettati che raccontano le violenze che donne di tutte le età subiscono sia in famiglia che nelle strade si raccontano i tentativi di madri di opporsi alle decisioni patriarcali e crudeli degli uomini per difendere le figlie, comportamenti che le costringono a fuggire da casa e vivere in povertà estrema.
Bellissimo il documentario nel quale si racconta come di fronte al divieto di andare a scuola alcune donne organizzano nelle loro case aule segrete dove si continua a fare lezioni per le giovani e non solo, grazie all’impegno di insegnanti che sono state licenziate dal regime.
Iniziative coraggiose e sempre a rischio di feroci repressioni. Attività sostenute anche economicamente da altre donne o grazie alla vendita di manufatti artigianali prodotti in queste case. La giornalista Flavia Amabile ha raccontato, anche attraverso immagini, il suo viaggio tra le donne a Herat, la città con più tradizioni culturali. Storie straordinarie di creazione di palestre e luoghi di ritrovo per sole donne per fare uscire le donne dalle prigioni di casa, ma anche luoghi per dare assistenza o per insegnare cose, ad esempio come utilizzare i computer, attività consentita anche alle donne perché svolte da casa.
Commovente la proiezione di tre film di animazione prodotti da bambini e bambine che parlavano di ricerca di orizzonti aperti e di sogni di libertà. Il collegamento dall’Olanda con Somaia Ramish, poeta e attivista dei diriti umani, costretta a fuggire dopo il ritorno dei talebani è stato il clou dell’incontro e ha emozionato tutte e tutti. Le sue parole, come pure le sue bellissime poesie parlavano insieme di dolore per la condizione delle donne di quel paese, di lacerazione della condizione di rifugiata, ma anche di coraggio per testimoniare quello delle donne che stanno nel paese che lei continua ad amare. “In Afganistan siamo di fronte non solo ad un sistema di violenze verso le donne o di mancanza di diritti ma ad un vero e totale apartheid di genere. Codificato da leggi e regole che legalizzano un sistema di completa dipendenza delle donne dagli uomini sotto tutti i punti di vista, sul piano privato e su quello pubblico. Tutto questo - continua Somaia - rappresenta un crimine contro l’umanità, un crimine su cui è calato il silenzio nel mondo, un silenzio colpevole perchè sta contribuendo a normalizzare questo sistema criminoso. Molte donne però, rischiando ogni giorno, cercano modalità di resistenza con attività segrete e utilizzando l’arma della scrittura. La scrittura è in molti casi la nostra arma”.
Pur da lontano Somaia Ramish continua la sua lotta come attivista dei diritti delle donne a cominciare da quelli dell’istruzione ma anche a partire dalla sua esperienza di poeta e scrittrice, fondando Baamdaad, la Casa della Poesia in Esilio, guidando un movimento di protesta contro la censura e la repressione dei movimenti artistici e letterari in Afganistan e oltre confine; un movimento che ha creato una rete di solidarietà tra scrittori di tanti paesi. Non si fa però un quadro completo della forza di resistenza di Ramaia se non si sottolinea il suo ruolo di poeta, una attività che non ha solo una dimensione individuale ma si ricollega ad una storia bellissima di tradizione poetica delle donne dell’Afganistan. Nella prefazione del suo libro “Parole dall’esilio” (Edizione All Auround) diffuso durante l’evento, Antonella Napoli sottolinea questo aspetto di continuità e rivisitazione di un antico patrimonio della poesia afgana al femminile, che da anche chiavi nuove per la lettura e la comprensione di cosa c’è dietro e dentro il lungo percorso di resistenza e storia delle donne afgane nei secoli. Scrive nello stesso volume Giorgia Pietropaoli “le donne afgane hanno scelto la poesia per esprimere non solo l’amore e i sentimenti ma anche la sfida ad un sistema oppressivo che ha da sempre voluto metterle a tacere”.
Il richiamo di Somaia Ramish alla responsabilità del resto del mondo di fronte ad una situazione di oppressione e di cancellazione di diritti fondamentali è stato richiamato con forza anche dall’intervento Parisa Nazari, attivista Iraniana che non solo ha ricordato il massacro in atto nel suo paese ma soprattutto ha chiesto alle donne italiane che si attivino concrete iniziative, come la richiesta a esponenti politici del nostro paese di negoziare forme di Patrocinio politico per salvare da condanne a morte ragazze e ragazzi oggi imprigionate nelle carceri. Richiamo rilanciato anche dalla giornalista curda di Jin Tv Adar Saman Gulan che ha denunciato la drammatica situazione nel Rojava e la difficile resistenza delle donne, sempre più abbandonate da giochi di potere di regimi e paesi, a cominciare da quelli europei.
Mi piace chiudere questo articolo con una poesia di Somaia Ramish :
Un uccello intrappolato in una gabbia
una gabbia appesa in casa,
la casa è in un vicolo
il vicolo è nel mondo
che grande prigione respiro
!"
 

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