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ReteDonne a Lipsia per gli 80 anni del voto alle donne. Intervista a Luciana Mella

ReteDonne a Lipsia per gli 80 anni del voto alle donne. Intervista a Luciana Mella

'Dal diritto di partecipare al potere di decidere' è il titolo dell'incontro annuale del network che dal 2009 riunisce le italiane che vivono e lavorano in Germania

Lunedi, 02/11/2026

Si sono date appuntamento a Lipsia per sabato 14 novembre 2026 le aderenti aReteDonne e.V., il network che riunisce le italiane che vivono e lavorano in Germania. Il percorso è cominciato con un primo incontro a Francoforte nel 2009, cui è seguita nel 2010 la costituzione dell’associazione. L’appuntamento annuale è un’occasione per ritrovarsi, accogliere nuove partecipanti e approfondire un tema comune. Quest’anno al centro ci sono gli 80 anni del primo voto delle donne in Italia. Ne abbiamo parlato con Luciana Mella, giornalista freelance e presidente dell’associazione dal 2023.

La scelta del tema, quest’anno, era “doverosa”, in considerazione degli 80 anni della Repubblica, un compleanno importante che oltretutto incrocia una fase particolarmente critica per le democrazie. Una situazione che, al netto delle differenze, accomuna Italia e Germania. Con quale spirito e con quali obiettivi avete lavorato a questo incontro?
Con gratitudine per le donne che ci hanno precedute e con una certa impazienza per tutto quello che resta da cambiare. Quando penso al percorso che ha portato alla nascita della Repubblica, mi torna in mente un episodio raccontato da Beppe Fenoglio in "I ventitré giorni della città di Alba": un brano che mi ha sempre ispirata e da cui vorrei partire. “Cogli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare: - Ahi, povera Italia! - perché queste ragazze avevano delle facce e un'andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l'occhio. I comandanti, che su questo punto non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e s'erano scaraventate in città”. È un esempio potente da portare dentro questo anniversario: la libertà delle donne passa anche dalla disobbedienza, dal rifiuto di stare al posto che qualcun altro ha assegnato loro.
Nel 1946 le italiane votarono prima alle amministrative, poi per il referendum e l’Assemblea costituente. Ventuno donne entrarono nell’assemblea che avrebbe scritto la Costituzione. Ricordare quella conquista significa riconoscerne il valore collettivo e chiederci quanto il diritto di partecipare si sia tradotto nel potere di decidere. Per partecipare servono tempo, autonomia economica, libertà dalla violenza e una distribuzione più giusta del lavoro di cura. Se una donna deve occuparsi di tutto, quando trova lo spazio per un’assemblea, una candidatura, un impegno pubblico? È anche qui che si misura la qualità della democrazia. E la presenza di una donna al vertice, da sola, non garantisce politiche capaci di migliorare la vita delle altre: contano le scelte che compie, le opportunità che apre, i rapporti di potere che è disposta a mettere in discussione.
Come donne migranti, portiamo a questo confronto il nostro bagaglio di esperienze. Il nostro sguardo si rivolge in particolare alle sfide che vivere in un altro Paese pone all’impegno politico e sociale.
Faremo dialogare la ricostruzione storica e giuridica di Liana Novelli-Glaab e Vanessa Lettieri con le esperienze di donne impegnate nella politica e nella rappresentanza in Germania. Ascoltare le loro testimonianze può offrire esempi concreti e incoraggiare nuove forme di partecipazione. Vogliamo dare visibilità a questo impegno e favorire una presenza più ampia delle donne migranti nei luoghi decisionali, nella società civile e nella vita pubblica.
Il seminario conclusivo, “A scuola di politica”, con Cristina Antonelli, vicesindaca della città di Braunschweig, servirà a ragionare su come partecipare e far pesare le proprie idee. Vorremmo che ciascuna tornasse a casa con qualche strumento in più, nuove alleate e la voglia di mettersi in gioco. In una fase in cui le democrazie sono sotto pressione, il femminismo ha molto da dire: chiede libertà e diritti concreti, mette in discussione le disuguaglianze, pretende che le donne possano decidere della propria vita. È con questo spirito che vogliamo celebrare gli ottant’anni del voto.

Molte di voi vivono in Germania da decenni. Con la crescita della destra avete la percezione di un cambiamento nella società tedesca nei confronti delle persone immigrate? E in particolare delle italiane e degli italiani?
La crescita delle destre nazionaliste ci preoccupa. Il rischio è che la provenienza diventi il criterio con cui si stabilisce chi appartiene alla società e chi deve continuamente giustificare la propria presenza. È una questione che riguarda anche chi vive qui da moltissimi anni e considera la Germania casa propria.
Sulle esperienze quotidiane farei però delle distinzioni. Le italiane e gli italiani non vivono tutti la stessa realtà: contano il lavoro, il contesto sociale, la conoscenza della lingua, il luogo in cui si abita. E la simpatia per l’Italia non basta, di per sé, a cancellare i pregiudizi verso le persone. Soprattutto, il passaporto italiano non può diventare un alibi per voltarsi dall’altra parte quando le discriminazioni colpiscono altre comunità.
C’è anche una Germania che si mobilita, costruisce solidarietà e difende una società aperta. Penso alle Omas gegen Rechts, le “Nonne contro la destra”, e all’impegno di tante associazioni. È con queste realtà che vogliamo rafforzare le relazioni.

Parlando del percorso di ReteDonne, cominciato nel 2009, quali sono gli obiettivi raggiunti di cui siete particolarmente orgogliose? Di cosa hanno bisogno e perché aderiscono all’associazione le italiane residenti in Germania?
Siamo orgogliose di aver costruito e mantenuto nel tempo una rete tra donne che vivono in città diverse, con storie, competenze e percorsi differenti. Abbiamo creato occasioni di incontro e di confronto, facendo emergere nello spazio pubblico questioni che troppo spesso restano sulle spalle delle singole donne. Dare una dimensione collettiva a queste esperienze è una parte essenziale del nostro lavoro.
Un progetto a cui teniamo particolarmente è nonseisola.de, la piattaforma che offre alle italiane in Germania una mappa di contatti e servizi a cui rivolgersi nella propria lingua quando subiscono violenza. Quando si vive all’estero, una conoscenza limitata della lingua o del sistema di assistenza e la lontananza da familiari e amiche possono rendere ancora più difficile uscire dall’isolamento e chiedere aiuto. Abbiamo voluto intervenire proprio su questi ostacoli, rendendo più accessibili informazioni e sostegno.
Abbiamo inoltre dedicato incontri al valore del lavoro di cura e sostenuto la partecipazione delle donne negli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero. Con il progetto Empower Parents (italienverein.de/empower-parents), realizzato insieme all’associazione ItalienVerein e grazie al suo contributo, abbiamo affrontato la genitorialità in emigrazione e gli stereotipi di genere. Sono temi che entrano ogni giorno nelle nostre case: quali modelli trasmettiamo a figlie e figli, come dividiamo le responsabilità e quali strumenti culturali ci aiutano a contrastare le disuguaglianze di genere.
Quanto ai bisogni, credo che contino molto le informazioni, le relazioni e la possibilità di sentirsi ascoltate. Emigrare può aprire opportunità e, nello stesso tempo, costringere a ricostruire legami e punti di riferimento. Chi è appena arrivata può avere esigenze diverse da chi vive in Germania da decenni: proprio per questo lo scambio è prezioso. ReteDonne vuole essere uno spazio in cui queste esperienze si incontrano e diventano iniziativa comune. Anche chi cerca sostegno può avere molto da offrire alle altre, mettendo a disposizione ciò che sa. L’incontro di Lipsia nasce proprio da questa convinzione: vorremmo che sempre più donne trovassero spazio per le proprie idee e alleate con cui realizzarle. Che si sentissero libere di prendere la parola, senza aspettare che qualcuno gliela conceda.

Intervista a cura di Tiziana Bartolini

Dal diritto di partecipare al potere di decidere. 80 anni dal voto alle donne
Sabato 14 novembre 2026, dalle 9.30 alle 18.00, all’Europa-Haus Leipzig, Markt 10, Lipsia.
Per partecipare è necessario confermare la presenza entro il 10 novembre, scrivendo a retedonne@gmail.com.


Il programma
 

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