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Sara, e i diritti (negati) di un’operaia specializzata

Sara, e i diritti (negati) di un’operaia specializzata

Licenziata per aver preso la tessera della FIOM. In attesa che un Tribunale dica se l'azienda ha violato la legge, sale l'attenzione sulla vicenda dell'operaia di Pomezia

Mercoledi, 25/03/2026 -

Sara, saldatrice, prende la tessera della FIOM e il giorno dopo riceve una raccomandata che le comunica il licenziamento.
È accaduto di recente a una giovane donna che dal 2024 ha lavorato nello stesso stabilimento, a Pomezia, accettando via via i passaggi della proprietà che si sono succeduti. “Nello stabilimento eravamo una cinquantina di dipendenti, ma non della stessa impresa” spiega Sara, testimoniando una pratica piuttosto diffusa dalle aziende che limitano il numero delle assunzioni allo scopo di lasciare fuori dei cancelli il controllo dei diritti di chi lavora.
Gli imprenditori spesso affermano di tenere molto al capitale umano, soprattutto quando hanno investito nelle professionalità. Questa generica affermazione non di rado è contraddetta da un’altra realtà, che la storia di Sara racconta.
“Sono diplomata e ho avuto varie esperienze di lavoro che non mi erano utili in quella fabbrica. Lì sono partita da zero e, dopo un periodo di affiancamento, ho imparato a fare la saldatrice. Quel lavoro mi piaceva molto e in breve io stessa sono stata in grado di insegnarlo alle nuove assunte. Non a caso dopo 8 mesi a tempo determinato sono stata assunta a tempo indeterminato”.
Eppure nella lettera arrivata a Sara si legge che “a causa di alcuni suoi comportamenti si è interrotto il rapporto fiduciario in essere in maniera tale da non consentire la prosecuzione del rapporto”. Poiché il licenziamento non è stato preceduto da contestazioni formali, si può dedurre che la decisione dell’impresa non riguardi il lavoro - per esempio i livelli della produzione o la qualità dei prodotti - ma altre ragioni, che sarà un tribunale ad appurare. Ben presto si terrà, infatti, un'udienza per ottenere una prima risposta in base alla legge 300 del 1970.
Del resto, ripercorrendo i suoi contatti con i referenti - sempre gli stessi nonostante i cambiamenti delle proprietà -, Sara spiega che spesso si è trovata a “chiedere spiegazioni per competenze non correttamente retribuite o per altre irregolarità riscontrate nelle buste paga”, . Si capisce bene che, nella scala delle priorità, l’impresa non ha posto la qualità del lavoro, ma la docilità della lavoratrice.
Il caso è arrivato anche in Senato, con un'interrogazione che, tra l'altro, sollecita il Ministro del lavoro e delle politiche sociali "ad attivare gli organi gli organi ispettivi competenti per accertare eventuali violazioni della normativa in materia di libertà sindacale e di tutela dei lavoratori".
Mentre ringrazia per le numerose manifestazioni di solidarietà ricevute, dalle donne di Pomezia alle tante Rsu di aziende del territorio, Sara è particolarmente vicina alla Fiom che la affianca nella causa avviata per impugnare il licenziamento. Inoltre tiene a sottolineare che spera di trovare presto un altro impiego perché “il lavoro è importante prima di tutto per la mia dignità di donna e anche di madre”. Uno stipendio in meno non è cosa da poco per una famiglia, ma Sara può contare sull’appoggio del marito e, insieme, attraverso questa vicenda stanno insegnando alle loro tre figlie il costo, ma anche il valore, del rispetto di se stessi e delle regole.


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