Login Registrati
Scuola di Alta Formazione Filosofica a Castel di Sangro: a Venafro la XX edizione

Scuola di Alta Formazione Filosofica a Castel di Sangro: a Venafro la XX edizione

Dal 27 al 31 luglio le lezioni si tengono nel Museo Aufidenate che ha sede nell’ex Convento della Maddalena.

Mercoledi, 22/07/2026

Quest’anno siamo giunte come studiose alla XX Edizione della Scuola di Alta Formazione Filosofica costituitasi con la tutor Filosofa Esther Basile in collaborazione con Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, conosciuto a livello internazionale e il Comune di Castel di Sangro. Sempre presente con noi negli anni la nota scrittrice Dacia Maraini.
Titolo della Scuola che prende l’avvio il 27 Luglio ore 10.30 e si conclude il 31 luglio nella Dimora storica di Dorothy Del Prete a Venafro, è Storia-Filosofia-Memoria-Comunicazione-Diritti.
Le lezioni si svolgeranno nel prestigioso Museo Aufidenate che ha sede nell’ex Convento della Maddalena.
Ci siamo avvalse come ogni anno della costante collaborazione della esperta di geografia dei territori Prof.ssa Angela Caruso e della esperta di economia dott.ssa Marika Di Carlo.
Continuano a sostenere questo processo culturale ed impegno di studio ed analisi la prof.ss Maria Antonietta Selvaggio, saggista, la giurista Carolina Pulsoni, la dott.ssa Maria Rosaria Rubulotta medica e documentarista IISF, la sociologa Luisa Festa, la giornalista Carmela Maietta, la scrittrice Gioconda Marinelli, la sinologa Carmen Di Nota, la psichiatra Antonella Garofalo, la regista Grazia Morace, la poeta Rita Felerico, gli scrittori di quest’anno Francesco De Matteis e il poeta Francesco Terracciano, la progettista con “La penna che ascolta” Alessandra De Dominicis e i giovani laureati e studiosi di filosofia Raffaele Caliendo e Michele Di Napoli.
In questi anni abbiamo lavorato molto sul contributo delle donne alla filosofia.
All’inizio della seconda metà del Novecento l’ottica prevalente, sull’esempio del “Secondo sesso” di Simone de Beauvoir, è stata emancipazionista: essere donna era visto come una condizione in qualche modo negativa da rimuovere o superare. È seguita poi da fine anni ’60 un’ottica che potremmo chiamare affermativa, che ha caratterizzato in tutto il mondo la cosiddetta “seconda ondata” del femminismo. Abbiamo cominciato a vedere l’essere donne come qualche cosa da affermare in positivo, vuoi una “differenza” essenziale come nel pensiero della differenza sessuale, vuoi più empiricamente un insieme di disposizioni, atteggiamenti e valori ritenuti propri delle donne (ad esempio l’attenzione per la cura o per la relazionalità in contrapposizione alla competitività). Tuttavia, l’ottica affermativa ha nel tempo dimostrato una tendenza a degenerare in rivendicazione identitaria, con almeno due possibili rischi. Da un lato, una visione troppo positiva dell’appartenenza al genere femminile può finire con l’avvallare stereotipi che inizialmente si volevano contrastare; dall’altro lato, l’indispensabile intersezionalità di un approccio politico alle rivendicazioni identitarie può condurre a una competizione di fatto all’interno del campo anti-discriminazione in cui non è chiaro quale spazio resti alle motivazioni iniziali del femminismo. Anche come conseguenza di queste difficoltà, nel momento attuale si notano oscillazioni fra le due ottiche e ritorni all’ottica emancipazionista. Io credo che ci debbano interessare non l’identità e ancor meno l’omologazione, ma l’affermazione di autonomia e quindi l’uscita (insieme personale e politica) da un patriarcato che ancora usa le donne come pedine nelle relazioni fra uomini e in cui la soggettività femminile è ancora mediata da autorità maschili. Tuttavia, districare i nodi intorno alle donne, al genere, all’autonomia non è semplice. Ci sono perciò dei compiti che la filosofia ha in quanto tale e il cui svolgimento spetta soprattutto alle dirette interessate, le filosofe. E’ importante continuare a discutere del genere e del sesso. È importante affrontare una considerazione critica delle identità, affinché non costituiscano gabbie.
Alcuni riferimenti di obbligo.
Hannah Arendt, Simone de Beauvoir, Ayn Rand e Simone Weil nella catastrofe sviluppano le loro idee rivoluzionarie: sul rapporto tra individuo e società, tra uomo e donna, sesso e genere, libertà e totalitarismo, Dio e l’uomo. Le loro vite le portano dalla Leningrado di Stalin a Hollywood, dalla Berlino di Hitler e dalla Parigi occupata a New York; ma soprattutto le conducono a idee esplosive senza le quali il nostro presente – e anche il nostro futuro – non sarebbero gli stessi.
Le loro esistenze – da fuggitive, attiviste, combattenti della Resistenza – si rivelano una filosofia vissuta e testimoniano il potere liberatorio del pensiero. Quattro icone esemplari di che cosa significhi vivere per la libertà.

 

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®