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Spin Time, una comunità da conoscere mentre aspetta, con speranza, un futuro

Spin Time, una comunità da conoscere mentre aspetta, con speranza, un futuro

Il racconto di un breve tempo vissuto fra il popolo che viveva in Via Santa Croce in Gerusalemme, ora danneggiato dall'incendio: 140 famiglie sono accampate in strada e non perdono la speranza di poter continuare lì la loro storia

Martedi, 04/08/2026

Spin Time, una comunità da conoscere mentre aspetta, con speranza, un futuro / il femminile di giornata 104
Sono passati 13 anni quando il palazzo di Via Santa Croce in Gerusalemme a Roma, già svuotato dall’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica), venne occupato divenendo, tra alterne vicende, lo 'SPIN TIME” ovvero un riparo temporaneo che è divenuto nel tempo la sicurezza e l’abitazione per ben 400 persone.
E' oggi un luogo che racconta un mondo davvero multietnico, con provenienze da 27 diversi paesi: Italia e poi Europa in senso ampio e ancora Africa, Asia, America.
Una comunità che nel tempo è divenuta solidale e che si è organizzata, arrivando oggi a contare 140 famiglie, con 100 minori (tutti alunni/e di scuole romane) e tante altre persone con le loro vite fatte di lavoro, interessi e progetti di futuro.
Parlare delle alterne vicende vissute dallo Spin Time, significa ricordare tante polemiche e ripetuti tentativi, politicamente marcati ma non riusciti, di far lasciare il palazzo. Ma significa anche parlare di esperienze culturali e solidali sicuramente da parte del Comune di Roma e ricordare in particolare un episodio 'storico', quando Papa Francesco nel 2019 mandò l’elemosiniere del Vaticano, il cardinale Krajewski, a sbloccare i contatori per riattivare la corrente elettrica spiegando di voler sostenere le famiglie e i tanti bambini in difficoltà.
Un episodio che oggi, alla luce di quanto sta avvenendo dopo l’incendio “sospetto” del 30 luglio, spiega la coraggiosa e interessante comunità umana che li è cresciuta e che, incontrandola, si impara a conoscere come protagonista e partecipe di un’aspettativa che riguarda e determinerà il proprio futuro. Una comunità che, pur vivendo per strada con temperature impossibili, dimostra una civiltà e maturità e che invitano a riflettere.
Lo scoppio dell’incendio ha significato, ovviamente, l’uscita in massa degli inquilini del palazzo; un’uscita divenuta un vero sgombero, ad oggi senza possibilità di ritorno, con enormi difficoltà nel poter disporre di beni di prima necessità considerato il divieto totale di ingresso con presidio delle forze dell’ordine.
Accanto all’immediato sostegno del Comune di Roma (con il solerte impegno di aprire una trattativa per l’acquisto dello stabile) c'è la presenza di associazioni pubblicche e private, di volontariato, della chiesa, di singoli cittadini. Dalla Protezione Civile alla Caritas, dalla Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme (che alla strada da il nome, con i preti e le suore che le danno vita) ai Vigili del fuoco, dalla presenza del Primo Municipio (con la messa a disposizione di locali) fino a un lungo elenco di aiuti pubblici e privati.
Un mondo si è messo in moto per sostenere e aiutare gli abitanti dello Spin Time, donne e uomini che da oramai da quasi una settimana si trovano (pur con tutti gli aiuti possibili) in una situazione di enorme difficoltà soprattutto per i bambini, gli anziani e le persone con problemi di salute.
Ma il loro coraggio, o meglio la loro speranza di soluzione per un futuro che li veda rientrare lì, o comunque non rimanere per strada, la puoi davvero apprezzare andando a passare del tempo con loro.
Si può, stando lì, percepire quale sia la collaborazione in un tempo così difficile di chi spera e crede in una soluzione, fidando in chi si spende per questo stando loro vicino.
Dormire in tenda o su brandine all’aperto, fare la fila per il bagno o trovare dove e come lavarsi pensando, per esempio, alle donne fra cui alcune in gravidanza, guardare i bambini giocare e rinfrescarsi in tante piscinette poggiate sull’asfalto bollente, o vederli disegnare giocare, e poi il presidio medico, o la musica per distrarre e le distribuzioni del cibo, degli abiti, e i più inimmaginabili atti di solidarietà vissuti con “normalità” ma che non possono cancellare la paura di non sapere che ogni momento rende il tutto più difficile e faticoso da accettare.
Vanno considerate infatti le difficoltà fisiche crescenti, come il ricovero la sera del 4 agosto di un bimbo di un anno e mezzo per disidratazione a causa delle temperature impossibili aggravate dall’asfalto.
Eppure essere con loro, parlarci, chiedere e osservare regala seriamente la sensazione che allo Spin Time l’esperienza maturata negli anni ha formato una comunità matura e coraggiosa, interessante nel vederla reciprocamente solidale.
Come scrive qualcuno è vero che si percepisce, stando con loro, un’esperienza di realtà interculturale davvero originale e che speriamo di non vedere svanire.
Conosco bene una delle famiglie abitante dello Spin Time. Una ragione in più per andare “sul campo” a capire, chiedere, vedere e sperare con loro e gli altri con cui condividono il tempo, attendendo di giorno in giorno i risultati dell’incontro del tavolo per la proposta del Comune di Roma per l’acquisto dell’edificio. Un tavolo a cui siede il sindaco Gualtieri, il prefetto Giannini, monsignore Baldo Reina, vicario generale della Diocesi di Roma, il questore di Roma Massucci, l’assessore al patrimonio Zevi e ovviamente i rappresentanti della proprietà.
Un tavolo che rappresenta le aspettative del popolo dello Spin Time.
Stare con loro e percepire le loro speranze, temere le immense difficoltà che comunque si presentano ad un rientro, al reinizio li o altrove di una vita normale, fa ulteriormente apprezzare la civiltà che anima e caratterizza la gente che oggi ha fatto di una strada la propria casa e che s’arrangia: aspettando, chiaccherando, giocando coi bambini, parlando, ringraziando chi porta solidarietà, affetto, vicinanza, sorridendo a ogni persona che li raggiunge per incontrarli, condividere, capire e solidarizzare. Un’atmosfera estremamente civile ma che ho percepito, stando con loro, anche e ovviamente, sospesa e fragile.
L’attesa sottintende paure e preoccupazioni che crescono ogni ora, con problemi sempre più complessi e la preoccupazione di sapere che dietro a quel portone chiuso con un cancello di ferro che non può valicare il popolo dello Spin Time ha le sue cose e la sua vita. Dopo così tanti anni per molti è difficile credere che possa essergli tolta, quella esistenza, senza sapere dove ricostruirla. Per questo si tappano le orecchie alle polemiche, si oppongono agli attacchi che tante forze scagliano contro lo stesso concetto di occupazione che pure non riesce a offuscare la speranza che per loro la storia finisca bene.
Vive la speranza, in strada davanti allo Spin TIme, che questi giorni così faticosi ma pieni di solidarietà, siano il segno di un nuovo inizio o magari solo della continuazione o della rigenerazione di una storia certamente piena di contradizioni ma anche di opportunità ed esperienze nuove ed originali, innervate da tanta umanità.
Paola Ortensi

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