Sappiamo che i femminicidi sono solo la punta dell'iceberg. Per contrastare con efficacia la violenza sulle donne occorre entrare nella complessità del fenomeno, analizzare i microdati e le varie storie
Venerdi, 20/03/2026 - Il fenomeno della violenza maschile sulle donne è sotto gli occhi di tutti e tutte, innegabile nella sua portata distruttiva e nella sua pervasività. Ciò che oggi evidenziamo è che di fronte a un fenomeno siffatto, quotidiano, che miete vittime e distrugge vite, si proceda ancora a tentoni, con metodi e provvedimenti non sempre omogenei e certi, ancora come se fosse il destino di una donna, ancora senza voler approfondire tutti i meandri di qualcosa che va conosciuto a fondo per essere prevenuto e contrastato a sufficienza. Intanto viviamo immerse in forme di rivittimizzazione delle sopravvissute e delle vittime, senza voler veramente capire le radici di qualcosa che ha responsabilità individuali certo, ma anche collettive, a cui la comunità tutta non può sottrarsi, pena l'indifferenza e la complicità con atti criminali tanto gravi e diffusi. I femminicidi sono solo la punta dell'iceberg, ripetiamo e sottolineiamo sempre. Ma quanto siamo ancora lontani da un approccio sistematico e scientifico a tutto questo? Quanta distanza c'è ancora da colmare affinché ogni aspetto venga analizzato, evidenziato, collocato sotto la giusta luce, prevenuto e interessato da politiche mirate? Il rischio di generalizzare e di non entrare nel merito è troppo grave. Ne abbiamo voluto parlare con la dottoressa Anna Caterina Leucci, ricercatrice e docente di statistica sociale presso il Dipartimento di Scienze Statistiche dell'Università di Padova e che sta provando a sollecitare il dibattito pubblico su questi aspetti.
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