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Tredici curatrici per tredici artisti che smontano il patriarcato: è la XIII edizione di SheDevil

Tredici curatrici per tredici artisti che smontano il patriarcato: è la XIII edizione di SheDevil

A Roma fino al 24 maggio torna, più smagliante e necessario che mai, l'evento ideato da Stefania Miscetti

Giovedi, 21/03/2024 - Stefania Miscetti ci vizia da molti anni e ci ha abituato male, nel senso che tutte le mostre che organizza sono splendide e quindi non c’è neanche bisogno di chiedersi: “Come sarà la mostra che inaugura la prossima settimana?” perché tanto si sa già. Sarà come sempre, cioè sbalorditiva, avanti, in controtendenzza, presenterà il lavoro di artisti, spesso di artiste, emergenti di cui si sentirà parlare a livello internazionale tra non molto, oppure ci saranno delle collettive che mettono a confronto idee inedite e personalità diverse, dal cui dialogo nasceranno altre idee originali e stimolanti. La sua galleria è infatti uno dei punti focali dell’arte contemporanea, non soltanto a livello romano, ma nazionale e le sue proposte sono da molti decenni tra le più interessanti.

Nel 2006 questa vulcanica gallerista lancia un’idea, un’altra, nuova, originale e che diventerà un appuntamento fisso nel panorama romano dell’arte contemporanea: intitolata SheDevil, che in italiano significa Diavolessa, invita alcune curatrici, sia giovani che affermate, a presentare il lavoro di altrettante artiste. Il successo dell’iniziativa è tale che in breve tempo SheDevil partecipa ad importanti mostre in prestigiosi spazi e rassegneinternazionali dedicati al contemporaneo, fino ad arrivare ad un vero e proprio tour nel 2015.

Però Stefania Miscetti non si accontenta, non è tipo da sedersi sugli allori del successo di una formula consolidata. E quest’anno infattila rinnova, sovvertendola con un’altra idea geniale, quella cioè di ribaltare il concetto stesso dell’iniziativa e di chiedere alle curatrici della tredicesima edizione di SheDevil di presentare delle opere di artisti uomini che riflettono sul patriarcato. Ed infatti il titolo quest’anno è: (S)he Devil.

Sono tutte opere in video che mettono in discussione i simboli del maschilismo, i rapporti di potere, la violenza, il militarismo. Gli artisti riflettono e si interrogano sul ruolo dell’uomo in un momento delicato e cruciale come questo, in cui si comincia ad allargare finalmente il dibattito sul patriarcato e sulla necessità di scardinarlo. E sull’urgenza di allargare la riflessione per includere e coinvolgere anche gli uomini, perché certe dinamiche si scardineranno soltanto se saranno loro ad interrogarsi su se stessi, non soltanto le donne. I tredici artisti smontano, e altempo stesso ci invitano a smontare, i miti del maschilismo, le sue uniformi, i suoi riti e i suoi stereotipi. Così i soldati polacchi di Artur Zmijewski che marciano intonando canzoni patriottiche, quando lo fanno completamente nudi si sentono assurdi, scoppiano a ridere, si scoprono - e si fanno scoprire - come i ragazzoni che sono, al di là degli slogan, i cori, i presentat-arm e di tutti quei gesti rituali e inutili che devono ripetere impeccabilmente. Così i due uomini che si fronteggiano e vengono filmati da Mauricio Limon de Leon mentre fanno un gioco simile allo strip-poker, in cui devono guardarsi fissi negli occhi senza mai abbassare lo sguardo, sono impegnanti in un gioco estenuante, una prova di forza fine a se stessa. A furia di non riuscire a rimanere impassibili, restano nudi, uno di fronte all’altro, in mezzo al deserto, congelati nel tentativo assurdo di rimanere invulnerabili, distaccati, in controllo delle proprie emozioni e della propria sessualità, ma anche ammettendo di non esserci riusciti, proprio come l’esito del gioco dimostra. Impagabile infine il video di Fernando Sanchez Castillo che vede due camion antisommossa con cannoni spara-acqua impegnati in un’elaborata e romantica coreografia, sulle note di travolgenti valzer viennesi. L’emblema della repressione brutale sembra avere un animo sentimentale, soave, quasi svenevole. Non continuo per non spoilerare.

Le curatrici di questa splendida e necessaria edizione, coordinate e assistite da Veronica He, sono: Elena Giulia Rossi, Paola Ugolini, Dobrilla Denegri, Susanna Bianchini, Benedetta Carpi De Rosmini, dionaea, Manuela Pacella, Valentina Bruschi, Alessandra Troncone, Caterina Iaquinta, Benedetta Casini e Cristiana Parrella. Il padrino della rassegna quest’anno è Alfredo Jaar, con il suo agghiacciante “A Short Film on Monstrosity”, sull’atroce banalità del male.

Dal martedì al sabato, dalle h 16 alle h 20, fino al 24 maggio, a Roma, in via delle Mantellate 14. Assolutamente imperdibile. Come tutte le altre iniziative della Galleria di Stefania Miscetti.


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