Tutti i premi assegnati a Cannes: Palma d’Oro a ‘Fjord’ , Premio della Giuria a ‘The Dreamed Advent
Vince un dramma comunitario sulla libertà di pensiero, educazione e credo religioso. Tutte le registe e le attrici premiate a Cannes 79. Premio della Giuria a Valeska Grisebach. Migliori attrici ex-aequo Virginie Efira e Tao Okamoto.
Si è chiusa un’intensa edizione del Festival di Cannes, la 79esima, che ha visto molti nomi femminili fra le registe e le attrici, nonché tanti temi di genere trattati nelle opere selezionate, riguardanti la parità, il contrasto alla violenza, la comunità LGBTQIA+.
La Giuria del Concorso, presieduta dal sud-coreano Park Chan-Wook, aveva fra i componenti una parità numerica di donne e uomini, con l’attrice e produttrice statunitense Demi Moore, l’attrice e produttrice irlandese-etiope Ruth Negga, la regista e sceneggiatrice belga Laura Wandel, la regista e sceneggiatrice cinese Chloé Zhao, il regista e sceneggiatore cileno Diego Céspedes, l’attore ivoriano-americano Isaach De Bankolé, lo sceneggiatore scozzese Paul Laverty e l’attore svedese Stellan Skarsgård.
La Palma d’Oro della 79a edizione del Festival è stata assegnata all’opera ‘Fjord’, del rumeno Cristian Mungiu, un bellissimo film che racconta un dramma familiare e comunitario, esplorando il caso di una coppia di immigrati rumeni pentecostali, molto osservanti, Mihai e Lisbet Gheorghiu, con cinque figli e con abitudini considerate ‘anacronistiche’ (i loro figli non hanno cellulari ad esempio). La famiglia va a vivere in Norvegia e i genitori vengono ben presto sospettati e indagati dal sistema giudiziario della modernissima Scandinavia per il modo in cui educano i figli.
Il film analizza visioni del mondo contrastanti, soffermandosi su temi quali la conformità sociale, la tolleranza e i confini della libertà e della sfera intima. L’attrice protagonista, la norvegese Renata Reinsve, si era aggiudicata il Premio per la Miglior Interpretazione Femminile a Cannes nel 2021 per il film ‘La Persona Peggiore del Mondo’, di Joachim Trier.
Il Premio della Giuria è stato assegnato al film ‘The Dreamed Adventure’, della cineasta tedesca Valeska Grisebach, considerata un’esponente della Nouvelle Vague austriaca per aver studiato e lavorato a lungo in Austria. Il suo è considerato un cinema di confine, un cinema del reale, dove spesso sono coinvolti attori non professionisti: anche per questo film infatti, dopo aver audizionato oltre mille donne, la protagonista si è imposta con un incontro casuale.
“Abbiamo incontrato Yeva (l’attrice che interpreta Veska) per strada – racconta la regista - Sono rimasta colpita dalla sua eleganza, dal suo carisma. Le persone raccontano storie, mostrano aspetti della loro vita personale e questo modifica anche il genere. Quello che amo è questa tensione che cresce tra ciò che abbiamo scritto e ciò che accade: penso che fare film significhi soprattutto entrare in contatto con le persone. E, a volte, non sapere tutto.”
Il film segue le vicende dell’archeologa Veska, che lavora in una città di confine bulgara, tra Grecia e Turchia, dove la donna ritrova una vecchia conoscenza, Saïd, legata a zone d’ombra del suo passato.
La regista, dopo il film ‘Western’, prosegue un percorso cinematografico fondato su un metodo aperto, fatto di scambi e osservazione, dove anche la sceneggiatura non ha nulla di classico: piuttosto un “testo in prosa”, situazioni, direzioni che prendono forma a contatto con i luoghi e le persone.
La Palma come Miglior attrice è andata quest’anno, nella 79ª edizione del Festival, a due interpreti, premiate ex aequo come Migliori Attrici: Virginie Efira e Tao Okamoto, protagoniste del film ‘All of a Sudden’ (denominato anche ‘Soudain’), del regista giapponese Ryusuke Hamaguchi.
Le due donne s’incontrano e si riconoscono in una residenza per anziani che applica il metodo Humanitude. Mari-Lou è la direttrice del centro, Mari una drammaturga giapponese con un tumore allo stadio terminale. Il loro è un incontro quasi ultraterreno e il loro legame si rinforzerà con lunghe conversazioni su temi di stampo basagliano sulla malattia, e su riflessioni intorno al mondo, al tempo, al capitalismo, al rispetto per ogni vita umana.
Il film è ispirato all’omonimo romanzo epistolare fra Makiko Miyano e Maho Isono, testimonianza dei reali dialoghi intercorsi fra la filosofa e l’antropologa giapponesi: le due interpreti premiate a Cannes sanno rendere in modo mirabile, nella loro recitazione, le sfumature di un incontro capace di trascendere il male e la morte.
Nella sezione parallela di ‘Un Certain Regard’, il premio per la Migliore Attrice è stato assegnato collettivamente a ben tre interpreti: Marina De Tavira, Daniela Marin Navarro e Mariangel Villegas per il film del Costa Rica ‘Siempre Soy tu Animal Materno’ (Forever Your Maternal Animal), secondo lungometraggio della regista e sceneggiatrice franco-costaricana Valentina Maurel.
Con questo film il cinema centroamericano ottiene un bel riconoscimento e segna una pagina importante nella storia del Festival de Cannes. La pellicola esplora il complesso intreccio emotivo e relazionale fra una madre e le due figlie, tra complessi vincoli familiari e identitari: sull’ispirazione della regista ha influito la nascita della sua prima figlia e conseguente bisogno di interrogarsi sulla necessità di conciliare due elementi ora portanti della sua vita: l’essere artista e l’essere madre.
“Ho iniziato a scrivere questo film pensando molto al mio primo lungometraggio - racconta la Maurel - ero frustrata per non aver sviluppato di più certi personaggi, volevo esplorare la relazione tra una madre e le sue due figlie, e quella tra due sorelle, il tutto ambientato nel mio Paese d’origine”.
Il premio alle tre attrici di ‘Siempre soy tu Animal materno’ è stato consegnato dall’attrice franco-algerina Leïla Bekhti, presidente della giuria di ‘Un Certain Regard’, fra i cui membri è stata inserita quest’anno anche la brava regista italiana Laura Samani, nota per i film ‘Piccolo Corpo’ e ‘Un anno di scuola’ (uscito nelle sale nel 2026).
La Camera d’Or - un premio assegnato a Cannes per la migliore opera prima, presentata in una delle selezioni ufficiali del Festival - è stata assegnata a ‘Ben’Imana’, lungometraggio d’esordio della cineasta, originaria del Ruanda, Marie-Clémentine Dusabejambo, presentato in anteprima nella sezione ‘Un Certain Regard’ del Festival di Cannes.
Ambientato nel Ruanda del 2012, il film racconta la storia di Vénéranda, una donna sopravvissuta al massacro, che lavora attivamente nei tribunali popolari (Gacaca) per promuovere la verità e la riconciliazione. In particolare la donna è impegnata nell’organizzare incontri tra le vittime e le famiglie dei carnefici, credendo fermamente nella possibilità di guarigione.
La regista Dusabejambo è stata anche selezionata tra le sei personalità onorate al Women in Cinema Gala, organizzato dalla Red Sea Film Foundation durante il Festival di Cannes 2026.
Fra i film da segnalare nella selezione di Cannes 2026, su temi scottanti al femminile, c’è sicuramente ‘Gentle Monster’, della regista austriaca Marie Kreutzer, che solleva e affronta con cruda delicatezza un tema scottante, quello della pedo-pornografia on line, evidenziando come ogni insospettabile vicino di casa e padre di famiglia potrebbe appartenere a quel mondo. Il film infatti, che ha come protagonista Léa Seydoux, racconta la storia di una famiglia apparentemente serena, una coppia con un bambino di 6-7 anni, che trascorre una vita piena e felice in una grande casa di campagna alle porte di Monaco.
Il bel quadretto da Mulino Bianco (volutamente posto all’inizio del film per evidenziare l’insospettabilità del male) si trasforma presto in un incubo ad occhi aperti quando la polizia fa irruzione in casa della coppia per aver intercettato dati e materiali pedopornografici provenienti dai dispositivi del padre/marito: foto e video raccolti per anni e diffusi in rete faranno aprire un’indagine che distruggerà la vita della donna, incredula di non aver sospettato nulla per anni e timorosa che il figlio abbia subito volenza.
A completare la presenza femminile al Festival di Cannes due affollatissimi Rendez-Vous con interpreti femminili d’eccezione, protagoniste di innumerevoli film, impegnate da anni anche come produttrici e sostenitrici di progetti umanitari.
Nel primo incontro Cate Blanchett, attrice tre volte premiata con l’Oscar e protagonista di uno degli incontri più partecipati della kermesse cannense, ha parlato del suo ruolo come Goodwill Ambassador globale dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e del Displacement Film Fund (DFF), un Fondo sostenuto da una coalizione di importanti esperti dell’industria cinematografica - insieme all’Hubert Bals Fund dell’International Film Festival Rotterdam (IFFR) – e composto da creatori, leader del settore e filantropi, istituito nel 2025 per sostenere e finanziare il lavoro di cineasti sfollati o di registi con una comprovata esperienza nel raccontare in modo autentico le storie e le esperienze delle persone in situazione di sfollamento.
La Blanchett ha annunciato i nomi dei 5 registi beneficiari del secondo ciclo del programma di sovvenzioni per cortometraggi: Mohammed Amer, Annemarie Jacir, Akuol de Mabior, Bao Nguyen e Rithy Panh: ciascuno dei cineasti selezionati riceverà una sovvenzione di produzione pari a 100.000 €, e i loro progetti completati avranno la Prima Mondiale all’IFFR 2027, in programma dal 28 gennaio al 7 febbraio.
Nel secondo Rendez-Vous, l’attrice scozzese Tilda Swinton, ha ripercorso la sua carriera con una conversazione intima e cordiale con il pubblico presente, ricordando l’importanza della tolleranza e del sentirsi tutti parte di una comunità mondiale e, come attori, di scavare a fondo nell'empatia, cercando di capire come entrare in contatto con l'essere umano, con pazienza e comprensione.
Il Festival ha chiuso i battenti con la cerimonia di chiusura, alla presenza di star come Penélope Cruz, co-protagonista del film in concorso ‘La Bola Negra’ - dedicato al poeta Federico García Lorca ed alla guerra civile di Spagna - vincitore del Premio ex-aequo alla regia per Javier Calvo e Javier Ambrossi, film che ha riscosso un vasto successo di critica e pubblico con una standing ovation di ben 16 minuti alla proiezione ufficiale, e come Monica Bellucci, fiera dei suoi 61 anni, interprete del film ‘The Birthday Party’ di Léa Mysius, in cui interpreta la pittrice Cristina e si mostra senza make-up: anche questo film ha ottenuto ben 12 minuti di applausi al termine della proiezione.
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