Login Registrati
'Tutti In Scena': a New York l’esplosiva creatività di Laura Caparrotti

'Tutti In Scena': a New York l’esplosiva creatività di Laura Caparrotti

Sul palcoscenico della Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU in occasione del centenario della nascita della Baronessa Mariuccia

Sabato, 09/05/2026 - Che il Teatro attraversi la realtà, la descriva in tutti gli aspetti, con diversi sguardi e approcci, proiettandosi anche su orizzonti di future possibili conquiste volte al benessere sociale e personale, è un fatto che si tramanda sui palcoscenici del mondo da sempre. Coltivarlo, praticarlo, nel tempo lo ha reso sempre più strumento di ricerca, percorso di conoscenza , pagina di denuncia per una scelta di responsabile impegno civile.
Il teatro così non può oscurare lo sguardo e uno dei suoi scopi è raccontare – per tramandarne la memoria – la storia dei luoghi, degli uomini, soprattutto quando si ha necessità di comprendere più da vicino cosa accade intorno alla vita,alle difficoltà della vita, il perché accade.
Il grande tema dell’ emigrazione è ancora oggi centrale e anche se in diverse forme nel tempo ha abbracciato e abbraccia i nodi dell’identità, dell’economia, del razzismo, dell’ incapacità di avvicinarsi al diverso e quindi al dialogo senza pregiudizi.
Laura Caparrotti ha messo in scena a New York il 20 u.s. in occasione del centenario della nascita della Baronessa Mariuccia Zerilli Marimò (1926- 2015), fondatrice della Casa Italiana Zerilli-Marimò della NYU, Tutti In Scena – The Show. Lo spettacolo è il frutto di un lavoro di anni condotto da Laura Caparrotti, attrice, regista e tanto altro che già nel 2021 come regista ha prodotto un documentario specchio della vita della Little Italy del secolo scorso, consultando materiali e documenti dell’epoca che descrivono i modi e le scelte di vita di chi lasciava il proprio Paese per vivere nella terra delle nuove promesse.È importante rivivere e sentire cosa sia accaduto all’epoca per risalire ai motivi che spiegano tante situazioni dell’oggi.
In 'Tutti In Scena' il pubblico viene trasportato nella Piccola Italia di inizio secolo attraverso un teatro scritto da immigrati, rivelando l'arte, le lotte e le realtà sociali che hanno plasmato la vita italo-americana dei primi tempi, ed è il racconto di una ipotetica giornata a Little Italy, che combina testi scritti all’epoca – alcuni dei quali presenti nel documentario da lei prodotto – con altri materiali e notizie sull’immigrazione di quegli anni. L’obiettivo è stato quello di creare uno spettacolo teatrale che renda merito degli sforzi fatti dagli italiani per ambientarsi in un nuovo Paese che non sempre li vedeva di buon occhio. Un po’ come succede ora insomma. Per questo è importante ricordare la storia per non ripetere errori. Si Spera.
Lo spettacolo si è avvalso della collaborazione di Kit – Kairos Italia Theater del quale Laura Caparrotti è direttrice artistica e vede sul palcoscenico come attrici, attori : Laura Caparrotti, Clara Bocchino, Elisabetta D’Avenia, Andrea Galatà, Alice Lussiana Parente, Mario Merone, Elena Sartor, Massimo Zordan.
Abbiamo avuto la possibilità di rivolgere alcune domande a Laura, della sua coraggiosa scelta di vivere a New York, uno scambio di parole che ci consente non solo di leggere una testimonianza diretta, ma di mettere sul tappeto nuove informazioni di teatro e sul teatro dell’altra sponda dell’oceano, con uno sguardo tutto italiano e femminile.

Laura dal 1996 lavori e fai teatro a NY? Quali sono le principali motivazioni che ti hanno spinto a questa scelta?
In realtà non so se sia stata una scelta, so che avevo conosciuto New York per qualche settimana nel 1993, l’avevo amata e volevo viverci, a fare cosa non sapevo, ma volevo tornare per stare più di tre mesi. Nel 1996 ebbi una grande delusione nel mio lavoro in teatro e questa ferita mi diede la spinta finale per mandare il mio materiale a vari teatri per fare una internship. Mi chiamo’ il famoso teatro d’avanguardia The Kitchen e cosi’ a settembre 1996 iniziarono i nove mesi più lunghi della mia vita (che ancora continuano!).

Le maggiori differenze quindi che rilevi nel concepire il teatro e nel realizzarlo fra l’Italia e l’America?Le maggiori differenze quindi che rilevi nel concepire il teatro e nel realizzarlo fra l’Italia e l’America?
Il teatro italiano è più creativo, nel senso che i testi vengono davvero raccontati dall’occhio del regista, mentre in America lo scrittore di teatro è intoccabile e questo porta a volte a vedere spettacoli poco reinventati. Non so se mi spiego. A livello drammaturgico, negli Stati Uniti sono più concentrati sulle loro storie o su storie che li riguardano, mentre noi siamo esterofili, anche perchè siamo parte dell'europa ed è più normale portare in scena storie che vengono anche da paesi a noi vicini.

Lo spettacolo 'Tutti in scena' riporta una particolare atmosfera della Little Italy degli anni del primo Novecento. Cosa e come è cambiata? Restano ancora vecchi pregiudizi e se sì secondo te perchè?
Little Italy è molto cambiata, ormai sembra più votata a conservare nell’americano medio, che non vive a NY, l’idea di una Little Italy costruita nei set cinematografici. Gli stereotipi rimangono e oso dire che in parte sono coltivati anche da alcuni italo-americani di vecchia generazione. Non voglio assolutamente generalizzare, mi sembra però che ci siano alcuni gruppi italo-americani che danno, senza volerlo, forza a certi stereotipi. Le nuove generazioni però viaggiano, vedono, conoscono e abbandonano certe visioni. Sono loro il futuro e menomale! Anche perché hanno voglia di guardare al loro passato e di conoscerne tutti gli aspetti, persino quello teatrale che e’ certamente poco frequentato.

Quale pubblico segue l’attività della Casa Marimò?
Un pubblico misto, fatto sia di italiani e italo-americani, ma molto di più di persone di tutte le provenienze che amano la cultura italiana e vogliono conoscere tutti gli aspetti del nostro paese, dalla politica al teatro, cinema, musica, alla cucina, all’arte e così via. La Casa Italiana e’ un luogo magico, ogni giorno ci sono eventi diversi, si gira l’Italia senza viaggiare, si conosce e si amplia la mente. Credo che questa cosa il nostro pubblico la senta tanto, almeno a giudicare dal successo sempre piu’ forte degli eventi della Casa.

Hai un progetto nel cassetto? E un progetto che possa in qualche modo a far dialogare gli italiani di là e di qua dell’oceano?
Di progetti ne ho tantissimi, sempre, ma per ora voglio sviluppare 'Tutti In Scena' in modo da presentarlo in autunno come un ensemble piece proprio a Little Italy, dove quegli artisti vivevano, lavoravano e presentavano i loro testi. Fare un omaggio invitando le varie comunità italo-americane a vedere di cosa parlavano i loro antenati. E poi, prima di presentare lo spettacolo in un teatro di NY, farlo girare per le tante comunità italo-americane nel paese per raccontare loro che bel teatro esisteva e che storie importanti raccontava.

Quali sono gli scenari futuri rispetto al teatro e rispetto a Laura e il teatro?
Laura spera di riprendere a recitare come vorrebbe. Mi manca calcare le scene senza dover pensare alla produzione, alla regia e così via. Poi ci sono i mille progetti che seguo, che amo, che porto in giro per il mondo. Perché lavorare in altri paesi mi intriga molto. Spero che la collaborazione tra compagnie di paesi diversi sia il futuro del teatro, credo che ora pi che mai sia necessario parlarsi, conoscersi, confrontarsi e lottare insieme, anche attraverso la cultura.

Rispetto al linguaggio – tu sperimenti più lingue in scena – qual è il rapporto con la parola?
Un rapporto splendido. Mi diverto a usarla, a sentirla, a respirarla. Mi è capitato di lavorare con attori di lingue che non conosco. Dopo un po’ mi sembrava quasi di parlare quella lingua, il ritmo comunicava comunque l’emozione, ed era come lavorare cuore a cuore. Gli attori invece sono per me la parte più bella del teatro, dico sempre che bastano gli attori per fare uno spettacolo, attori e luci. Non amo il teatro fatto di set maestosi che inghiottono gli attori, amo il palcoscenico nudo e l’attore che lo riempie con il suo talento.

Una parola da lasciare come messaggio ai giovani che desiderano lavorare ed esprimersi attraverso il teatro ed una per gli spettatori.
Viaggiate, vivete, osate e innamoratevi della vita, della vostra passione e degli altri ogni giorno.


Laura Caparrotti è regista, attrice, giornalista, insegnante, ricercatrice consulente culturale, dialect coach e curatrice. Ha lavorato professionalmente per oltre dieci anni in Italia prima di trasferirsi a New York nel 1996. È la direttrice artistica fondatrice di KIT-Kairos Italy Theatre, la principale compagnia teatrale italiana a New York e di In Scena! Italian Theater Festival NY, che si svolge in tutti e 5 i distretti di New York (e non solo) e il co-fondatrice di On Stage! il Festival del Teatro Americano in Italia. Ha ricevuto il Premio Dante e il Premio dell’Italian Cultural Society di Washington DC per il suo ruolo nella diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti attraverso il teatro. Nel 2021 ha completato il suo primo documentario da regista Tutti In Scena sulla storia del teatro italiano a New York, finalista al The Russo Brothers Film Forum e vincitore di vari premi fra cui Miglior Regista al Sidney World Fest. Il documentario è ora disponibile su piattaforme streaming come Amazon Prime.


KIT-Kairos Italy Theater è riconosciuto a livello internazionale come la Compagnia Teatrale Italiana a NY. La missione di KIT è diffondere la Cultura Italiana e creare una Rete di Cultura Italiana per mantenere e diffondere la conoscenza dell’Italia negli Stati Uniti. KIT ha prodotto spettacoli ed eventi nel corso degli anni, collaborando con teatri Off-Off e Off-Broadway e con Istituzioni statunitensi (The Kitchen, The Fringe Festival, l’Abrons Art Center, Film Society al Lincoln Center, Dahesh Museum of Art, NY Hall of Science, il Flea Theatre, Theater for the New City, Montclair State University, Suffolk County Community College, il Bernie West Theater al Baruch College, il cell theatre, Access Theater, Cherry Lane Theater solo per citarne alcuni). Opere mai tradotte prima da importanti drammaturghi italiani sono state presentate al pubblico statunitense, che è cresciuto in apprezzamento e in numero sin dalla prima produzione di KIT nel 1997. KIT ha anche creato il Double Theatre Experience, dove vengono rappresentati One-Act plays. Esperienza, dove i testi teatrali di un atto vengono rappresentati prima in inglese e poi in italiano nella stessa serata, da cast diversi. KIT offre laboratori di Commedia dell’Arte e altre tecniche teatrali tradizionali italiane. Nel 2013, KIT ha inaugurato In Scena! Italian Theater Festival NY, il primo festival di teatro italiano a svolgersi in tutti e 5 i quartieri di New York City. Nel 2019 KIT si è unito a KIT Italia e International Theater per presentare OnStage! il primo festival di teatro americano a Roma, Italia. KIT è la compagnia teatrale in residenza alla Casa Italiana Zerilli-Marimo’ della NYU

LE FOTO SONO DI LUCA MASCIA
 
 
 

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®