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Tutti maschi e una donna a caso

Tutti maschi e una donna a caso

Le tracce della maturità altro non fanno che rispecchiare un mondo ancora troppo a misura d'uomo, letteralmente. Le voci di cambiamento, però, sono tantissime e a loro dobbiamo affidarci

Venerdi, 19/06/2026

Qualche giorno fa qualcuno di estrema destra ha avuto l’audacia di affermare che il femminicidio non esiste. Tout court. (Donata Columbro, femminista dei dati, deve aver preso proprio un granchio a scrivere recentemente “Perché contare i femminicidi è un atto politico”) Nello stesso, ormai celeberrimo, contesto si è menzionato che le quote rosa non servono, basta il merito “spruzzato” qua e là (infatti, è statisticamente provato che le ingiustizie di genere a lavoro non esistono. Inoltre, che le donne “scardinatrici” raggiungono posizioni apicali con facilità, ben accolte dal sistema patriarcale su cui si erge tutta la struttura; a tal proposito, le colleghe del report “Le Equilibriste”, in cui è coinvolta anche la demografa Alessandra Minello, autrice di “Senza figli”, amano perdere tempo). Sono state aggiunti molti altri punti problematici che non continuo ad elencare. Ovviamente, noi studiose di women’s e gender studies, attiviste ed esperte di questi argomenti non siamo d’accordo. Siamo tante, siamo marea, per richiamare un termine femminista attuale. Con noi le operatrici dei centri antiviolenza e molte persone che ogni giorno si confrontano con questi argomenti privatamente. Perché noi, in maggioranza donne, che di questo argomento ci occupiamo quotidianamente non siamo considerate fonti affidabili? Abbiamo scritto libri, saggi, dato conferenze, parlato nelle piazze. Inoltre, tante di noi hanno subito forme di violenza in quanto donne oltre che studiare l’argomento. E perché qualcuno, un uomo guarda caso (ebbene sì: cis, bianco, di mezza età), che entra a piede teso nella nostra materia rovesciando la tesi senza incorniciare neanche in minima parte “scientificamente” l’argomento raccatta moltissimi consensi (anche da altre donne)? Vera Gheno, giustamente, parla sulla sua pagina Facebook di esempio lampante di ingiustizia epistemica (noi donne siamo le fonti inaffidabili) mentre lui ha potere epistemico (gli si crede punto e basta, è maschio si sa e ne sa più di tutte noi, aggiungo con lo stesso sarcasmo utilizzato in tutto il paragrafo).

Il 18 giugno escono le tracce del tema d’italiano per la maturità: non c’è un’autrice. Neanche Grazia Deledda, a cento anni dal suo Nobel alla letteratura. Neanche Francesca Giannone, che con “La portalettere” ha venduto più di 400.000 copie. Non c’è traccia (letteralmente) della violenza sulle donne e di genere online, eppure le vittime e sopravvissute sono tantissime. Non c’è un’analisi del testo delle poesie di Alessandra Carnaroli che spopola online tra le giovani e i giovani. Figuriamoci Gabriella Parca, bollata ai tempi come “maniaca sessuale”, per commemorarla a dieci anni dalla morte. Eppure ci hanno lasciate Luisa Muraro, Lia Cigarini, femministe della seconda ondata. Eppure le vittime del genocidio a Gaza sono soprattutto donne. Eppure i femminicidi (ma non esistono!) sono più di cento ogni anno. Potrei continuare all’infinito.

Daniela Brogi, autrice de “Lo spazio delle donne”, lo dice chiaramente sui suoi canali social: “Autrici letterarie presenti nelle tracce: nessuna”, ricordando che l’unica voce di donna (una su otto) è la giornalista tedesca Wenke Husmann, come se altre non avessero scritto pezzi su cui riflettere. Esce nel pomeriggio del 18 un articolo di Johnny L. Bertolio, autore di “L’ha scritto lei, ma…”, che con il suo tipico tono sarcastico (forse oggi mi sono ispirata a lui) si intitola “La prima prova di maturità 2026: alla maturità con l’andrologo”. Si moltiplicano le indignazioni: da Viola Ardone a Loredana Lipperini, da Cathy La Torre a Christian Raimo.

Da dove viene, quindi, grande parte di quel potere epistemico? Da una scuola stessa che continua a dirci che “maschio è meglio” invece di creare equità di genere, inclusione, dare visibilità e voce al 52% della popolazione mondiale (ma per carità gli studi sulle donne e di genere a scuola non sia mai! Tantomeno l’educazione sessuo-affettiva!). Una scuola in cui la presenza femminile nel curriculum è affidata alla lungimiranza del personale docente che vede al di là del “programma ministeriale” e delle antiquate, stantie tracce che usciranno a fine anno.

Ringraziamo, quindi, a gran voce tutte le colleghe ed i colleghi che nonostante le difficoltà hanno fatto emergere nell’anno scolastico la voce delle donne, per aver contribuito al cambiamento in tempi bui. Io, in particolare ringrazio Alessandra Trevisan, docente a Ca’ Foscari, ma anche insegnante delle scuole medie che con le sue classi è esempio di piccole rivoluzioni (e che lei stessa racconta nei suoi post, che vi invito a leggere). Bisogna puntare su queste singole, tuttavia colme di marea, iniziative perché al momento - è evidente – di studi sulle donne e di genere chi dovrebbe, poiché in posizioni apicali politiche, poco ne sa. E con quel “poco” sono stata “scientificamente” clemente.

Francesca Calamita è professoressa associata presso l'Università della Virginia. Si occupa di studi sulle donne e di genere nel contesto italiano ed europeo, con uno sguardo più ampio rivolto al contesto globale. Autrice di "Visibili e influenti" (2023) e "Linguaggi dell'esperienza femminile" (2015), i suoi contributi sulle politiche di genere che si applicano ai corpi delle donne in Occidente e in Medio Oriente sono stati pubblicati di recente sulla rivista accademica "Women's Studies International Forum". Ora in libreria con "Ti trovo cambiata" (Enciclopedia delle donne).
@frances.kalam

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