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Un addio a Emma, dopo i funerali di Stato ...

Un addio a Emma, dopo i funerali di Stato ...

'... Contrariamente alla fama non sei mai stata femminista: volevi che noi donne - escluse, penalizzate, violentate - fossimo come te, capaci di denunciare ogni torto e discriminazione...'

Sabato, 19/09/2026

Chissà se i funerali di Stato ti sono piaciuti. Noi abbiamo capito che saremo più soli. Meloni è stata brava a renderti omaggio, ma le siamo grati per non avere speso parole. Per te è bastata la bandiera europea. Triste vederla così frammentata e lontana dalla concretezza non sognata di Ventotene.
Non so se ti è mai venuto in mente di quando, appena eletta, nel prendere confidenza con Montecitorio ti sei trovata a chiaccherare nei banchi comunisti insieme con un paio di colleghe indipendenti, Agnelli e Codrignani, che avevano già simpatizzato.
Diventava un’abitudine, ma quando Susanna fu richiamata dal Partito repubblicano perché “si deve stare nel proprio Gruppo”, ci venne da ridere, ma imparammo le consuetudini della casa.
Continuò però quell’amicizia che, basta uno sguardo e anche a distanza ci si riconosce complici.
Riuscimmo a non essere catturate dalle apparenze formali: per noi, come per altre donne, la “rappresentanza” voleva dire “fare”: Susanna rimpiangeva quando era sindaca e ogni giorno vedeva crescere i lavori.
Emma non si adeguava nemmeno nell’organizzazione del suo lavoro: sempre fuori o sopra le righe, per rispetto della propria responsabilità in un paese arretrato e malgovernato.
Se tutti avessimo imparato la tua lezione la gente dovrebbe “essere imparata” a capire come “fare politica” senza mandare all’aria le istituzioni. Non eri come Pannella, che praticava scioperi della fame e della sete per tutte le battaglie di “libertà”, droghe comprese, che affioravano da pieghe della società.
Delle lotte del Partito Radicale le più “tue” sono state il divorzio e l’aborto, poi la cura per le persone private dei diritti, come i carcerati, da risarcire immediatamente.
Contrariamente alla fama non sei mai stata femminista: volevi che noi donne - escluse, penalizzate, violentate - fossimo come te, capaci di denunciare ogni torto e discriminazione.
Ti sei fatta arrestare perché l’aborto era clandestino, lo si praticava a rischio di morte, ma l’ipocrisia sociale tollerava una piaga cruenta nel silenzio. Bisognava rompere l’ipocrisia con lo scandalo, si doveva sapere. Ma oltre alla testimonianza, ala pratica nell’Aied, alla ricerca di legalizzare la pratica che divideva le classi, non frequentavi nessuna scuola di pensiero e non ti si vedeva in via del Governo Vecchio.
Ti bastava essere una donna consapevole del suo sé femminile.
Della tua esperienza ti eri fatta carico per le altre, senza approfondire il pensiero critico dei generi. Ti bastava.
Tutto sommato hai vinto: cose fondamentali l’Italia le ha per merito tuo; non che non si sarebbero ottenute ugualmente, ma non in rito abbreviato e, soprattutto senza un popolo che aveva capito come si deve essere cittadini che contano.
Una lezione per il popolo che deve votare contenuti e non immagini, ma soprattutto per i politici: non dicano che non c’è più empatia con il popolo: non hanno cura del loro lavoro, che è esigente, chiede molto.
Dopo la caduta del Partito Radicale dalla scena pubblica, ti sei fatta partito, allertandoci perché non perdessimo di vista l’Europa: te ne sei andata avvolta nel suo simbolo.
Avresti voluto, con il solito gesto nervoso, sollevarlo a bandiera; dietro vedevi Spinelli che tornava a stringere i denti e a sperare: è di nuovo un lascito.

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