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‘Quattro donne’: raccontando generazioni di eroine e la storia dei Cantacronache. Il libro e l'inter

‘Quattro donne’: raccontando generazioni di eroine e la storia dei Cantacronache. Il libro e l'inter

Presentato a Roma il libro di Emilio Jona, in memoria delle donne che salvarono la sua famiglia: evento dedicato a Giovanna Marini, con canti dei suoi laboratori riuniti, letture di Irene Paloma Jona

Martedi, 28/07/2026

Fra le tante, importanti e variegate iniziative promosse dalla Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma, va segnalata una serata-evento, che ha visti riuniti i laboratori di canto della compianta artista Giovanna Marini (scomparsa due anni fa e tra le fondatrici della Scuola), cui l’evento era dedicato: si è tenuta infatti la presentazione del libro ‘Quattro Donne’, ultima opera scritta da Emilio Jona, uno dei più prolifici e longevi rappresentanti del movimento italiano detto dei ‘Cantacronache’, un intellettuale con cui Giovanna ebbe una lunga amicizia e un fervido scambio professionale.

Quello dei Cantacronache - considerati i precursori del cantautorato italiano impegnato - è stato un collettivo di musicisti, letterati e poeti formatosi a Torino nel 1957 con lo scopo di valorizzare il mondo della canzone di protesta attraverso l'impegno sociale. Al progetto musicale dei fondatori e principali esponenti, Sergio Liberovici e Michele Straniero, si aggiunsero nel corso del tempo, altri intellettuali dell'epoca, nelle vesti di autori dei testi, come Gianni Rodari, Giorgio De Maria, Emilio Jona, Italo Calvino, Umberto Eco, la cantautrice Margot, moglie di Liberovici, la cantante Giovanna Daffini, esponente di spicco del Nuovo Canzoniere Italiano, e musicisti come Fausto Amodei e Giovanna Marini. Per quest’ultima, l’incontro con il gruppo torinese rappresentò una svolta, segnando l'inizio della sua ricerca etnomusicale, fra tradizione orale, impegno politico e scrittura di canzoni.

Tornando al romanzo di Emilio Jona, già autore di diversi saggi, ‘Quattro donne’ (edito da Neri Pozzi, 2026) rappresenta, dopo tanti anni dagli eventi che vi sono raccontati, un inno polifonico all’eroismo gentile e spesso sconosciuto di quattro donne dal coraggio silenzioso e spontaneo, vicine per motivi diversi alla famiglia Jona (che salvarono dal nazifascismo in più occasioni), protagoniste di vicende private che si fanno racconto universale.

Nel corso della presentazione al pubblico presso la Scuola di Testaccio, introdotta da Laura Zanacchi, l’autore, ultranovantenne ma nel pieno possesso delle sue facoltà e della sua memoria, si è collegato on line da Torino, mentre la giovane nipote attrice, Irene Paloma Jona, era presente presso la Scuola per leggere brani scelti dal libro. Le letture sono state inframmezzate da interventi musicali a cura dei due laboratori fondati da Giovanna Marini, il Laboratorio di Canto Politico, diretto da Sandra Alos Cotronei (fra cui ‘Canzone di Viaggio’, con testo di Jona stesso) e il Laboratorio Modi del Canto Contadino, diretto da Gabriella Aiello e Francesca Ferri, con la collaborazione di Michele Manca (con canti di tradizione popolare fra cui Majulin). Gabriella Ajello, affermata cantante popolare (oltre che stimata insegnante) dalla magnifica voce, ha offerto inoltre una struggente interpretazione solista, accompagnata dalla chitarra, del canto ‘Tera e aqua’ (di Sergio Liberovici e Gigi Fossati).

Tutti i presenti, cantori, autori, lettori e pubblico, sono stati attraversati da un’intensa emozione nell’ascoltare dal vivo i canti scelti e proposti dai due laboratori, le storie (della guerra, dei Cantacronache, della famiglia) raccontate da Emilio Jona e quelle lette e interpretate dalla nipote Irene Paloma, una giovane e talentuosa artista (vedi l’intervista qui sotto), che con la sua grazia e una leggera inflessione del nord, ha rappresentato un ponte fra generazioni diverse e portato i presenti nel vivo delle valli e lei luoghi dove si sono svolti i fatti del romanzo e dove si cantavano sia i canti popolari che quelli dei Cantacronache.


INTERVISTA ad Irene Paloma Jona

Tu rappresenti realmente un ‘ponte’ fra le generazioni della famiglia Iona: ti voglio chiedere a questo proposito, come ti senti in questa condizione di ‘ponte’ fra almeno tre generazioni?
Grazie, questa è una bellissima domanda: per me è molto importante, perché io ho una storia familiare, una famiglia che, penso, la più grande eredità che mi ha lasciato è veramente questa: la responsabilità di portare avanti una memoria, ed è quello che in realtà cerco di fare anche proprio nel mio lavoro. Io faccio l'attrice e fare questo mestiere significa raccontare le storie. C’è una frase che ha detto una volta mio nonno, ma che io ho proprio segnata in testa, e che per me è molto importante ed è un po' il motivo per cui faccio questo lavoro: “bisogna inciampare nella memoria per ritornare a pensare”… Proprio come un allarme, un campanello d'allarme che abbiamo sempre dentro di noi da ascoltare, per guardare e poter osservare. Per questo sono molto felice di poter fare lavori come quello di leggere pagine del libro di mio nonno, per fare, attraverso l’arte, il passaggio dei testimoni.

Come hai cominciato la tua carriera artistica? Hai deciso prima di fare l'attrice e poi piano piano hai scoperto anche questo mondo del nonno, oppure sei proprio cresciuta già immersa un po' nella ‘storia’?
Sì, io sono cresciuta comunque ‘in platea’, diciamo, perché mi hanno sempre portata a teatro e all'opera, poi mio papà è un regista d'opera (il figlio di mio nonno) e ha una compagnia di teatro delle ombre, quindi ho iniziato con lui a fare teatro e poi al liceo, grazie ad un corso organizzato dalla scuola, mi sono avvicinata al teatro e ho sentito un’attrazione fortissima per questo mondo. Però per me la passione è nata proprio per la bellezza di essere spettatrice, poi dopo che ho finito il liceo ho capito che volevo fare l'attrice e allora ho provato a fare i provini nelle accademie e sono entrata a Siracusa.

Senti, che ricordo hai di questo nonno da quando eri piccola?
Beh è stato un nonno che ci ha raccontato sempre tante storie, tante storie della guerra, i canti, le storie, poi anche tutto quello che lui ha vissuto durante la guerra ce l'ha raccontato, però magari ce lo raccontava facendoci ridere: ad esempio c'era questo racconto che ci faceva sempre che lui si era nascosto in un armadio ma con le scarpe che avevano calpestato una popò di cane, quindi i tedeschi, passando con i cani, non hanno sentito l'odore di uomo ma di cani, e a noi questa cosa faceva ridere perché eravamo bambine (io ho una sorella, che ha fatto il dottorato in giurisprudenza ed è ricercatrice all'università), si diceva la parola popò, la parola cacca e ridevi, quando poi capisci che cosa è stato veramente allora inizi a riflettere, quindi c'è sempre stata comunque una grossa volontà di raccontare la famiglia. Infatti io so da dove viene la mia famiglia e quindi so dove siamo dal 1492, so che prima eravamo spagnoli, poi ci siamo trasferiti, siamo andati in Francia e poi finalmente siamo arrivati a Biella.

Senti e i tuoi progetti futuri quali sono, a breve che progetti hai?
In questo periodo sono in prova per uno spettacolo che andrà al Teatro India a ottobre, con Danilo Maglio, che è un giovane regista emergente e che per me ha rappresentato un incontro bellissimo. Sono felicissima di partecipare a questo progetto: è uno spettacolo sul vento, sul respiro, un progetto di ricerca, siamo tre attrici in scena, e facciamo anche un lavoro di teatro danza, quindi lo spettacolo sarà in scena il 2-3 ottobre al Teatro India.

Qual è la tua canzone preferita, o comunque una canzone dei Cantacronache che ha per te un significato particolare, perché te la cantava qualcuno, oppure perché ti piace?
Si, intanto la ‘Canzone di viaggio’, che è del nonno, l’ha scritta proprio lui e parla di quando lui faceva il pendolare, parla di mia nonna e di mio papà, quindi ha per me un significato particolare, poi una canzone che amo molto dei Cantacronache è quella intitolata: ‘La morte di Anita Garibaldi’, scritta da Massimo Dursi su musiche di Sergio Liberovici, che trovo meravigliosa. E anche ‘Il ratto della chitarra’, di Fausto Amodei.

E di Giovanna Marini, amica del nonno e vicina ai Cantacronache per tanti anni, che ricordo hai di lei? E ti ricordi qualche canzone che ti piace in particolare?
Si, lei è stata molte volte a casa nostra, andavano nello studio del nonno e suonavano e cantavano, e lei era così romana, bella, e per me Roma era ancora un luogo assolutamente lontano, invece adesso abito qui da cinque anni e mi trovo molto bene…Per le canzoni sì, l’abbiamo sentita tantissimo la musica di Giovanna, l'ho ascoltata tantissimo da piccola in macchina, la sentivamo sempre con i miei genitori. La canzone che ho sempre cantato a squarciagola con la mia famiglia è ‘Il Fischio del vapore’, eseguita con De Gregori, e anche ‘O Venezia’. Andando in montagna tutti insieme le ascoltavamo dall'impianto stereo, cantando, per poi sciare dietro al nonno.

Irene Paloma Jona, classe ‘97. Attrice, danzatrice e ombrista. Inizia il suo percorso teatrale, collaborando con la Compagnia Controluce Teatro d’Ombre, di cui ora fa parte stabilmente. Nel 2020 ottiene il diploma di attrice presso l’Accademia d’Arte del Dramma Antico di
Siracusa (INDA) dove alla formazione di attrice di prosa continua il lavoro sul corpo e il teatro danza. In seguito si perfeziona al corso Casa degli Artisti del Teatro Due di Parma e poi al Corso di Alta Formazione per danzatori con la Compagnia Arearea di Udine. Dal 2021, alterna il lavoro di attrice teatrale, cinematografica e televisiva, a quello di performer e ombrista. Nel 2024 è Angelica ne La Pazzia di Orlando, coproduzione Teatro Stabile di Torino e Teatro Stabile d’Abruzzo per la regia di Graziano Piazza. Dallo stesso anno inicia una collaborazione con il Teatro Due di Parma partecipando a spettacoli come Domanda di matrimonio per la regia di Matteo Tarasco e Racconto d’inverno per la regia di Jared McNeill, L’Avventuriero per la regia di Giacomo Giuntini. Attualmente è in prova per il nuevo spettacolo di Danilo Maglio Dove si fermano le correnti che sarà in scena a ottobre al Teatro India di Roma.

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