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'Donne contro la mafia. Protagoniste dimenticate'. Intervista all'autrice Maria Dell’Anno Sevi

'Donne contro la mafia. Protagoniste dimenticate'. Intervista all'autrice Maria Dell’Anno Sevi

Sono 7 figure femminili diverse che hanno in comune l'obiettivo di 'sradicare il compromesso morale mafioso dalla nostra cultura'

Mercoledi, 10/06/2026

Presentato al Salone di Torino lo scorso 15 maggio, 'Donne contro la mafia. Protagoniste dimenticate' (Edizioni San Paolo) di Maria Dell’Anno Sevi " ricostruisce in chiave narrativa la vita e la morte di alcune donne fondamentali nella storia della lotta contro la mafia siciliana, spesso messe in ombra nel racconto degli uomini che affiancavano: Francesca Morvillo Falcone, Rosaria Costa Schifani, Tina Mauro Martinez Montinaro, Agnese Piraino Borsellino, Rita Atria, Emanuela Loi, Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa". Il libro propone le storie in chiave narrativa, ma supportando il racconto in modo assai documentate da un punto di vista storico."Queste donne di solito vengono citate a margine del personaggio principale. La moglie di… L’agente di scorta di… Relegarle al ruolo di appendice dell’uomo limita ingiustamente la comprensione della loro vera personalità e professionalità, avallando l’idea che solo gli uomini possono essere eroi e meritano per questo di essere ricordati nei libri di storia. Qui invece la storia viene raccontata dal punto di vista delle donne. Donne che hanno impegnato la loro vita nella lotta alla mafia, perché inseguivano e inseguono convinte gli obiettivi di legalità e di giustizia". Per avvicinarci di più al testo, abbiamo rivolto alcune domande all'autrice.

Come e perché nasce l'interesse - e poi l'idea di scrivere un libro - per queste donne, le cui vite sono state attraversate dalla violenza della mafia?
Da alcuni anni dedico buona parte della mia scrittura a raccontare e a dar voce alle donne, ma questo libro nasce dal mio personale viaggio a Palermo, e infatti intreccia ad ogni tappa la storia di una delle sette donne raccontate. Naturalmente tante donne hanno nel tempo contribuito al contrasto del fenomeno mafioso in vari modi; io ho voluto raccontare alcune storie che mi hanno più emozionata, le donne a cui mi sono più affezionata in questo viaggio tra presente e passato. Quando da ragazza studiavo giurisprudenza, studiai il lavoro e l’impegno di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e di altri uomini che vengono ricordati ad ogni anniversario nelle pagine della nostra storia; solo più tardi – quando ho dedicato i miei studi successivi alla storia e ai diritti delle donne – ho cercato e trovato le storie delle donne che, con non meno coraggio e non meno dedizione degli uomini definiti eroi, si sono impegnate per una società migliore, libera dal “puzzo del compromesso morale”, una società che, come voleva Francesca Laura Morvillo - brillante e stimatissima magistrata, e non solo moglie di Giovanni Falcone -, desse una possibilità di vita diversa ai suoi ragazzi e alle sue ragazze.

Nel libro si sofferma su sette donne (Francesca Morvillo Falcone, Rosaria Costa Schifani, Tina Mauro Martinez Montinaro, Agnese Piraino Borsellino, Rita Atria, Emanuela Loi, Emanuela Setti Carraro Dalla Chiesa) molto diverse tra loro: c'è qualcosa che le accomuna?
Tutte, ognuna con il suo personale modo e con le sue personali capacità, avevano e hanno lo stesso obiettivo: sradicare il “compromesso morale” mafioso dalla nostra cultura, perché è lì che bisogna agire.Come disse la giovanissima Rita Atria, “la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”. Francesca, per esempio, ha agito come magistrata soprattutto cercando nelle azioni di delinquenza dei ragazzi minorenni il contesto sociale e familiare su cui incidere per dar loro la possibilità di cambiare il futuro. Tina tutt’oggi gira l’Italia con la “Quarto Savona 15”, l’auto della scorta di Giovanni Falcone in cui è morto suo marito Antonio Montinaro, che per il Ministero era solo un rottame da demolire e che con lei invece è diventata un simbolo di legalità e speranza che può arrivare ovunque. Emanuela Loi, giovane poliziotta sarda capitata nell’inferno di Palermo che di quella mafia non sapeva niente, non si sottrasse comunque al rischio evidente, annunciato, nel fare da scorta a Paolo Borsellino, fiera di quella divisa capitata per caso e indossata con orgoglio. Insomma, ognuna di queste donne – e molte altre ancora – ha impresso la sua personalità ai suoi gesti, in modi e contesti diversi, ma tutte con uno scopo comune.

In questo incontro c'è qualcosa o qualcuna che l'ha colpita in modo particolare?
Fin dal mio arrivo a Palermo ho capito che questo non sarebbe stato un viaggio come gli altri, e infatti il libro inizia - inaspettatamente in modo comico - raccontando le perplessità del tassista a cui ho chiesto di fermarci a Capaci. Ogni tappa di questo viaggio e ogni donna “incontrata” e raccontata ha suscitato in me una grande emozione e commozione, come infatti racconto, e per tutte queste donne provo un forte senso di sorellanza. Di tutte loro mi colpisce la tenacia, il coraggio, la determinazione a cambiare le cose: sono caratteristiche rare, sempre più rare in questo nostro mondo.Per questo ho voluto renderle protagoniste, perché sono, tutte, protagoniste della nostra storia.


Nota biografica dell’autrice
Maria Dell’Anno Sevi solo quando scrive sente che sta facendo ciò per cui è nata. Laureata in giurisprudenza, lettere, antropologia, biblioteconomia, e con un master in criminologia, dedica la sua scrittura ai diritti delle donne in una prospettiva multidisciplinare, soprattutto legata alla riflessione culturale e interculturale.
Il suo libro “E ‘l modo ancor m’offende. Voci di donne vittime di femminicidio” (Ed. San Paolo, 2022) ha vinto il Premio Letterario Giornalistico Nadia Toffa 2023, il Premio letterario Emily 2024 e il Premio nazionale di poesia e narrativa Alda Merini 2025.
Ha pubblicato i saggi “Se questo è amore. La violenza maschile contro le donne nel contesto di una relazione intima” (Ed. LuoghInteriori, 2019); “Parole e pregiudizi. Il linguaggio dei giornali italiani nei casi di femminicidio” (Ed. LuoghInteriori, 2021), “Nel nome della madre. Storia del doppio cognome in Italia (e non solo)” (Ed. LuoghInteriori, 2024); i romanzi “Troppo giusto quindi sbagliato” (Ed. Le Mezzelane, 2019) e “Fuori tempo” (Ed. Eretica, 2021).
Ha vinto vari premi letterari tra cui: Premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne” 2017 e 2020, Premio letterario “Città di Castello” 2018, Premio nazionale di poesia e narrativa “I Murazzi” 2013 e 2016, Concorso letterario “Le donne pensano… le donne scrivono…” 2011 e 2019, Premio Letterario Internazionale “La donna si racconta”–Premio della città di Pesaro 2016, Premio Nazionale Letterario Gianfranco Rossi 2014, Premio letterario internazionale Merano–Europa 2011.
Suoi racconti sono pubblicati in antologie.
Scrive articoli su NoiDonne.org e Filodiritto.com.
 
Intervista a cura di Tiziana Bartolini

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