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'Il coltello sul vassoio' di Veronica Chiossi

'Il coltello sul vassoio' di Veronica Chiossi

Veronica Chiossi: dalla ferita al verso, la rinascita attraverso la poesia

Lunedi, 02/03/2026 - Riceviamo e pubblichiamo
In Il coltello sul vassoio (Molesini ed), Veronica Chiossi concepisce la poesia come strumento di cura dell’anima ferita. Nell’opera il trauma diventa parola, il dolore prende forma e si trasforma in possibilità di rinascita. Scrivere in versi, per l’autrice, significa rompere il silenzio e restituire dignità all’esperienza vissuta.

In un panorama letterario spesso filtrato da intellettualismi, la voce di Veronica Chiossi emerge per una "sfacciataggine" e un'onestà portate al limite del dicibile. Per l'autrice, la poesia non è un semplice esercizio di stile, ma una necessità vitale.
Il coltello sul vassoio (Molesini Editore Venezia) racconta in versi, con toni realistici e una narrazione cronologica, un trauma da abuso narcisistico che risveglia il primo trauma adolescenziale: l’abbandono da parte del padre.
Il libro si apre con questo flashback, offrendo anche una chiave psicoanalitica: un rapporto doloroso con la figura paterna può portare a riprodurre schemi relazionali tossici, per la difficoltà nel riconoscere una relazione sana e fragilità nell’autostima.
La narrazione della relazione tossica si introduce con i toni seducenti dell’innamoramento, perché il rapporto abusante si presenta inizialmente come una storia “normale” e perfino idilliaca nella fase del cosiddetto love-bombing.*

Il coltello sul vassoio è una raccolta di poesie che si sviluppa come fosse un film, di cui il singolo testo è il fotogramma.
“La prima parte del libro, è incentrata sull’esperienza drammatica vissuta e racconta in versi il tema del disamore, - riporta Chiossi - inteso come il rigetto, il rifiuto, l’odio che si genera dopo un amore finito, una rottura definitiva.
Nella seconda parte dell'opera allargo lo sguardo al Nordest, agli animali e nella sezione "Care caricature" ricorro anche a un registro comico. Sono convinta che la realtà offra infiniti spunti per sorridere — prima di tutto di noi stessi — e che umorismo e satira siano strumenti capaci di smascherare e purificare le ipocrisie della società”.

Trasformare il veleno in inchiostro Chiossi definisce la sua scrittura uno strumento per "esorcizzare" i dolori, arrivando a dichiarare: “Se scrivo è per evitare il reato”. È una scelta radicale: invece di rispondere alla violenza subita con altra violenza, l'autrice sceglie di "fare a pezzi metaforicamente e artisticamente il proprio aguzzino" attraverso la poesia. Chiossi rifiuta ogni zona grigia: quando il desiderio è estorto con l’inganno, parla di violazione, non di fraintendimento.

L’umorismo di sopravvivenza. Un tratto distintivo e quasi paradossale della sua opera è il cosiddetto umorismo di sopravvivenza. Chiossi usa la satira e l’ironia come strumenti di depurazione dalle ipocrisie sociali e dai traumi personali. Ridere, per l'autrice, è una cosa seria: è ciò che permette di "galleggiare sulle sfighe" e di non affondare, trovando il lato esilarante anche nei momenti più drammatici, come atto ultimo di libertà.

Il messaggio per tutte le donne. Il coltello sul vassoio e la "Poesia Curativa" La sua particolarità risiede nel non fermarsi alla cronaca del dolore. Nella sezione del suo libro intitolata Inventario del disamore, Chiossi ripercorre le fasi del lutto fino all’accettazione, offrendo alle donne un richiamo alla speranza di riappropriarsi del sé. “Il lutto va attraversato, - aggiunge Chiossi -non può essere stordito, ammanettato, imbavagliato, (con qualsiasi mezzo lecito e illecito) ma se ne esce, sempre”.

*La fase del love bombing è una strategia relazionale in cui una persona travolge l’altra con attenzioni intense, dichiarazioni forti e gesti eccessivi, soprattutto all’inizio di una relazione con un soggetto abusante e narcisista.

Biografia
Veronica Chiossi (Venezia 1979) si è laureata a Ca’ Foscari in Traduzione e Interpretazione. Nel 2005 comincia a tradurre film e sceneggiature. Si trasferisce negli Stati Uniti, dove lavora come traduttrice e copywriter presso Apple e Bloomberg LP. Nel 2017 è ammessa al prestigioso Master for the Arts in Creative Writing della New York University, dove frequenta le lezioni di Anne Carson e Sharon Olds. Ha tradotto Suzanne Lummis e Wanda Coleman per il collettivo Le Ortique, di cui è una delle fondatrici. Ha pubblicato la raccolta poetica bilingue Candeggina (Ensemble, 2019) che nel 2020 ha vinto il Contropremio Carver per la Poesia. Con “Il coltello sul vassoio” (Molesini Editore, 2025) è finalista al Premio Internazionale di Poesia Gradiva e riceve la Menzione Speciale al Premio Gozzano. Vince la XII edizione del Premio Internazionale Città di Como per la Poesia Inedita. È stata ospite di festival nazionali e internazionali. Sue poesie sono apparse sul blog di Interno Poesia, InVerso – giornale di poesia, Fare Voci e Poetarum Silva. Ha collaborato con Doppiozero e Pordenoneleggepoesia. Nel 2026 è ammessa al Master in sceneggiatura cinematografica organizzato da LuceLabCinecittà. 

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