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Il coraggio di dire l’indicibile: il libro di Antonella Penati sul figlicidio

Il coraggio di dire l’indicibile: il libro di Antonella Penati sul figlicidio

'Mostri a piede libero', edito da Agorà Santelli con prefazione di Riccardo Iacona, attraverso la storia di Federico, ucciso del padre, propone un'analisi scientifica mai realizzata in Italia sul figlicidio paterno

Giovedi, 17/09/2026

Per capire l’indicibilità della morte di un figlio o di una figlia c’è un dato reale: non esiste una parola per dirla. A differenza di orfana/o, o vedova/o, che descrivono la condizione di chi perde i genitori o il marito e la moglie non c’è un concetto, espresso in una parola, per dire il lutto peggiore.
Forse ‘orbata’, ‘orbato’ possono avvicinarsi: è una parola collegata alla perdita della vista. Certo, si può continuare a vivere dopo la morte di una figlia o di un figlio, spesso è doveroso se ce ne sono in vita altri, ma una parte di luce si spegne, e con essa la possibilità di vedere ancora il mondo come prima.
Pur in questa condizione di dolore e lutto estremo una donna, madre e attivista alla quale è purtroppo successo di vivere la condizione di ‘orbata’ del suo bambino, ucciso dalla mano del padre, ne ha scritto, a coronamento di anni vissuti a chiedere giustizia per sé e il suo bambino, ma anche, e soprattutto, per scongiurare altri figlicidi.
Lei è Antonella Penati, sociologa, madre del piccolo Federico Barakat ucciso dal padre nel 2009 quando aveva 8 anni.
Il suo libro, 'Mostri a piede libero', edito da
Agorà Santelli con prefazione di Riccardo Iacona, restituisce da una parte la storia di Federico e rappresenta, dall’altra, la prima analisi scientifica mai realizzata in Italia sul figlicidio paterno, con dati quantitativi e disaggregati per autore, arma, regione, modalità, contesto familiare e motivazioni.
E’ un libro che non si limita a raccontare: squarcia il velo su una delle verità più rimosse del nostro Paese. Il libro contiene anche il contributo civile e umano di Dario Fo e Franca Rame, che accompagnarono l’autrice nei momenti più bui della sua lotta per la verità: la copertina del libro riporta il quadro dedicato a Federico dipinto da Dario Fo, che Fo donò all’autrice come gesto di sostegno e di lotta.
L’atto di accusa di Penati è verso un sistema che non ascolta le madri, non protegge i bambini, non riconosce la violenza maschile come emergenza nazionale. L’Italia, questa la ricostruzione del testo dati alla mano, è oggi tra i paesi europei con il più alto numero di bambini uccisi da padri.
Penati, fondatrice dell’Osservatorio sul figlicidio e dell’Associazione Federico nel Cuore ODV sottolinea nel libro che dal 2000 a oggi l’Osservatorio ha registrato 565 bambini uccisi. Non “casi isolati”, non “raptus”, non “tragedie imprevedibili”: 565 vite spezzate da un fenomeno strutturale, che affonda le radici nella cultura patriarcale e nella sistematica sottovalutazione del rischio.
Il libro racconta ovviamente anche la storia di Federico, un caso unico in Italia e in tutto l’Occidente: un bambino ucciso in un luogo che avrebbe dovuto proteggerlo, dopo anni di segnali ignorati. Un caso oggi al vaglio delle Nazioni Unite, Comitato CEDAW, l’organismo ONU che monitora il rispetto della Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne.
Accanto alla ricostruzione dei fatti, il libro offre una lettura sociologica e culturale del fenomeno: perché i figlicidi paterni vengono ancora trattati come “tragedie familiari”? Perché la violenza maschile contro i figli viene minimizzata o interpretata come gesto di follia improvvisa? Quali narrazioni pubbliche impediscono di vedere la radice strutturale del problema?
Il volume si chiude con una proposta concreta di riforma: protocolli di valutazione del rischio, formazione obbligatoria per magistrati e operatori, revisione delle prassi nei servizi sociali, e un nuovo paradigma di protezione dei minori che parta dall’ascolto delle madri e dal riconoscimento della violenza come fenomeno sistemico e non episodico.

 

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