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Il vestito più leggero di Marina Guglielmi (FuoriAsse Edizioni, 2026)

Il vestito più leggero di Marina Guglielmi (FuoriAsse Edizioni, 2026)

Recensione del memoir menzione speciale al XXXVI Premio Italo Calvino

Venerdi, 31/07/2026

Due donne condividono uno spazio incerto, quello dell’attesa: “siamo sorelle, amiche, siamo madri, figlie, nemiche. Io e te siamo tutto” (p. 10). Una genealogia femminile non strettamente lineare, ma al contrario complementare che pervade l’esistenza di entrambe. Nel rapporto “madre-figlia” non si rivestono mai solo questi due ruoli, ma si fluttua attraverso una costellazione di sfumature femminili cangianti, come la scrittura d’autrice italiana contemporanea ha saputo perfettamente catturare. “Il vestito più leggero” di Marina Guglielmi (FuoriAsse ed, 2026) si colloca in questa tradizione dei legami complessi, viscerali, profondi che si svelano attraverso la scrittura. La più giovane veglia sull'altra, attendendone la scomparsa. Sa che avverrà, non sa con certezza quando, come, chi sarà lì con lei.

Per superare questo momento la figlia ripensa al passato vissuto insieme, un luogo saldo e sicuro, guidando con sé lettrici e lettori alla scoperta di questo legame: “dodici luoghi per dodici giorni di attesa, o forse anni, non sono più sicura di quanto tempo sia passato da quando sono entrata qui” (p. 11). Sul quaderno rosso la più giovane annota momenti del passato attraverso la visita a dodici stanze in cui è stata con la madre o da sola e in cui c’è tutto l’universo affettivo della loro genealogia. È una scrittura privata, che racconta la storia della loro famiglia dall’infanzia a Tunisi – dove l’autrice è realmente nata – all’ultimo giorno senza rossetto perché sua madre truccava le labbra “solo le sere di festa”. Non è, quindi, un giorno di euforia collettiva da affrontare con la “bocca vermiglia” (p. 115).

Leggendo il memoir, la scrittura diventa anche pubblica e si trasforma a mano a mano in esperienza collettiva; così come il quaderno rosso che ha aiutato la figlia a mitigare il trauma ricorda il diario di chi attraverso la scrittura cerca di avere chiarezza, gestire emozioni, superare difficoltà. Dal vuoto che lascia la morte di una madre non ci si riprende con facilità, forse mai, neanche scrivendo ogni dettaglio minuziosamente, ma Marina Guglielmi lo fa con delicatezza, restituendo amore e cura al loro rapporto.

Quelle attraversate sono stanze tutte per loro - o forse solo tutte per sé dell’autrice - in cui il ricordo di emozioni, ferite e frammenti di felicità colma il vuoto che si formerà: “il tempo è poco, è evidente da molti particolari, dopo che sarà terminato resterà solo la parola, non il corpo” (p. 94). Attraversando le stanze, viene ricordata un’altra morte, quella del nonno, ed è proprio la figlia stessa a mitigare il trauma alla madre con la sua presenza, con il suo corpo, con la leggerezza dell’età insieme alle canzoni di Mina e Patty Pravo; “Ridemmo come matte per tutto il viaggio, ti ricordi?, senza smettere mai” (p. 37). Si incontrano nei capitoli anche una girandola di altri nomi, sospesi in racconti nel racconto, che forse l’autrice ci restituirà più avanti, in altre opere.

Uno dei punti di forza del memoir è la scrittura di Marina Guglielmi: in grado di descrivere ogni minuzioso dettaglio con eleganza. Come rivela già il titolo, gli abiti, i colori e gli oggetti assumono un valore simbolico, diventando strumenti attraverso cui la memoria prende forma. Non si legge "tout court", ma si vive un’emozione.

“Il vestito più leggero”, menzione speciale al XXXVI Premio Italo Calvino, è un’opera raffinata, consigliata a chi ama la narrativa introspettiva; una scrittura capace di trasformare l'esperienza del lutto in una riflessione sull'amore tra madre e figlia che continua a vivere oltre l'assenza.


Marina Guglielmi è nata a Tunisi, vive tra Roma e Cagliari, dove insegna Letterature comparate all’università. Agli esordi ha pubblicato poesie e diretto con due amici la rivista «Trame». Da allora continua a scrivere, a collaborare con il mondo editoriale, a pubblicare saggistica. Questo è il suo primo romanzo.


Francesca Calamita è professoressa associata presso l'Università della Virginia. Si occupa di scrittura d'autrice, studi sulle donne e di genere nel contesto italiano ed europeo, con uno sguardo più ampio rivolto al contesto globale. Ora in libreria con "Ti trovo cambiata" (Enciclopedia delle donne). @frances.kalam

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