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In scena a Roma 'La donna del mare'. Conversazione con il regista Rosario Tronnolone

In scena a Roma 'La donna del mare'. Conversazione con il regista Rosario Tronnolone

Uno dei drammi più significativi e profondi di Ibsen al Teatro di Documenti dal 21 al 26 aprile

Martedi, 14/04/2026 - L’ammirazione per il mistero del femminile, il desiderio di libertà, il conflitto tra passione e convenzioni sociali, in uno dei drammi più significativi e profondi di Henrik Ibsen: “La donna del mare”. In scena al Teatro di Documenti di Roma dal 21 al 26 aprile: Arianna Ninchi, Marco Bellizi, Stefano Licci, Luca Manneschi, Rosario Tronnolone. Luci e fonica affidati a Paolo Orlandelli.
“La donna del mare” è una delle grandi opere della maturità di Ibsen, nella quale convivono naturalismo e simbolismo, suggestioni filosofiche e introspezioni psicologiche, moralismo e poesia. Il ricordo ossessionante dell’uomo che la protagonista aveva amato in gioventù, e che in virtù di una promessa di fedeltà le chiede di lasciare tutto e partire con lui verso un futuro incerto, sarà al centro di un risveglio desiderato e al contempo temuto. La rivoluzionaria scrittura dell’autore norvegese, che ha messo al centro l’individuo con il suo tormento, le insicurezze, i desideri e i dubbi, ha influito sull’opera di tanti drammaturghi moderni. Il dramma tratta di una vicenda apparentemente legata a un ristretto ambiente famigliare borghese. I personaggi principali sono: il Dottor Wangel, la seconda moglie Ellida, un enigmatico straniero, e il mare. Completano la scena alcuni comprimari. Il mare è un elemento onnipresente nell’immaginario e nei ricordi di Ellida. Imprevedibile, sempre in movimento, rappresenta più di ogni altra cosa il desiderio di libertà, attrae e al contempo alimenta i dubbi legati a una tensione umana verso un infinito, che appare inafferrabile quanto necessario.
La prima italiana de “La donna del mare” è datata 3 Febbraio 1894, al teatro dei Filodrammatici di Milano, dalla compagnia Beltramo – Della Guardia. Rappresentata in seguito da diverse compagnie, è diventata un vero e proprio cavallo di battaglia per Eleonora Duse, che l’avrebbe riproposta al pubblico in varie fasi della sua vita professionale. Conversazione con il regista Rosario Tronnolone.

Attore, regista, scrittore, conduttore radiofonico, e chi più ne ha…qual è il titolo che ti si addice di più ?
Sarei portato a dire che il contesto che più mi appartiene sia la regia, tuttavia anche da regista, mi sento soprattutto attore. La recitazione è soprattutto amore e ascolto. Rispettare un testo, un personaggio, trovare una chiave di lettura, è un atto di amore, da parte del regista e dell’attore.  Spesso gli attori sono insicuri, credono di non riuscire a raggiungere certi livelli di espressività. Il regista ha il dovere di sollecitare l’attore a dare il meglio di sé, a sentirsi sicuro utilizzando la propria sensibilità. Per esempio padroneggiando il testo anche attraverso il non detto, il gesto, la pausa, che oltre la parola, comunichino l’emozione, la sorpresa. Sono fondamentali per questo la fiducia reciproca, e l’empatia che contano molto in questo lavoro.

Come scegli i tuoi attori?
Capita a volte per caso, non direttamente attraverso dei provini che mi sembra un termine riduttivo. Più che di provini parlerei di incontri. E’ quello che è successo con la protagonista di questo spettacolo, Arianna Ninchi, che ho conosciuto casualmente durante un programma che dovevamo registrare insieme per Radio Vaticana. Quando l’ho vista, l’ho subito associata mentalmente all’idea che avevo di Ellida, la donna del mare. E’ stata una scelta istintiva, una sorta di alchimia che ha determinato anche la scelta degli altri interpreti. Per me è importante che si crei un contatto empatico, che in una compagnia contribuisce a far emergere anche il rapporto umano, oltre che professionale, necessario alla buona riuscita di un lavoro teatrale.

E’ la prima volta che metti in scena un testo di Ibsen, e perché “La donna del mare” ?
Mi ha sempre colpito il fatto che un autore come Ibsen si sia sempre occupato delle problematiche legate alla condizione della donna nella società. Non solo per quello che riguarda i contesti e le regole di vita legate al patriarcato, ma anche indagando la psicologia, i desideri inconsci o consapevoli delle sue protagoniste. In primo piano c’è sempre una denuncia collegata a uno status imposto, che genera la ribellione, la richiesta di libertà e giustizia. Basti pensare come esempio a “Casa di bambola”, un testo che preannunciava le rivendicazioni del femminismo moderno, che al tempo suscitò persino scandalo. Quando Eleonora Duse lo portò in Italia, fu addirittura oggetto di censura. La produzione le chiese di cambiare il finale, in modo che Nora si riappacificasse con il marito, anziché andare via. La Duse, che era una grande ammiratrice di Ibsen, si rifiutò. Di Ibsen ho messo in scena “Hedda Gabler”, ma da anni pensavo a “La donna del mare”, il testo più emblematico e misterioso di questo autore, che è stato anche il testo prediletto e più rappresentato da Eleonora Duse, in diverse fasi della sua vita. Probabile che l’attrice si identificasse in Ellida, la protagonista: come lei alla ricerca di una vera libertà che le consentisse di scegliere il proprio destino, senza asservirsi alle convenzioni e agli obblighi sociali e morali. Convenzioni che l’attrice avrebbe scardinato nel corso della sua carriera, determinando un distacco significativo dai modelli di recitazione del tempo. Ellida è un personaggio simbolo, un personaggio che cerca il significato della sua esistenza attraverso un percorso di introspezione che richiede consapevolezza, e coraggio. Il coraggio di lasciare la sicurezza, la concretezza, per l’ignoto, consapevole e responsabile. Ellida ama il marito, ricambiata con devozione, ma rivendica il diritto di poter esplorare una parte di sé che vada oltre qualsiasi ruolo imposto. Un diritto che in fondo potrebbe appartenere a tutta l’umanità, senza distinzione fra sessi. In bilico fra ragione e sentimento, alla fine lei farà la sua scelta.

La figura dell’amante misterioso nella pièce, si presta a varie interpretazioni. Potrebbe essere una sorta di fantasma del passato, o addirittura la coscienza della protagonista che si materializza per sollecitarla a reagire ?
L’amante misterioso è anch’egli l’emblema, oltre che di un’antica passione mai dimenticata, dell’avventura, dell’attrazione verso l’ignoto, con il coraggio e l’imprudenza della gioventù. Ma è anche l’aspirazione a un diritto: quello di sognare.

Il teatro di Documenti che ospita lo spettacolo ha un qualcosa di onirico che ben si adatta all’atmosfera del testo. E’ stata una scelta voluta?
Realizzato dal grande architetto artista Luca Damiani, il teatro di Documenti è completamente bianco, e non esiste distanza tra spettatori e attori. Proprio come lo aveva desiderato e descritto Eleonora Duse parlando del suo teatro ideale. Non esiste una quarta parete. Per questo è un teatro di grande suggestione, perfetto per l’atmosfera poetica di uno spettacolo come questo.

LA DONNA DEL MARE di Henrik Ibsen
Dal 21 al 26 Aprile al Teatro di Documenti
Via Nicola Zabaglia 42 - Roma
Info e prenotazioni: 328 8475891
 

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