'La parola femminista', il libro di Vanessa Roghi. Commento di Patrizia Caporossi
Venerdi, 19/06/2026
Vanessa Roghi appartiene a quella generazione di donne che si è misurata col femminismo o meglio con la storia del femminismo soprattutto italiano. Nel suo libro "La parola femminista" (Mondadori 2024) attraversa con una acuta soggettività la Storia delle Donne dedicando ad alcune donne - più o meno protagoniste - pagine significative come "L'apostrofo" a Michela Murgia. E sottolinea con una particolare forza soggettiva e intellettiva che "la parola femminista" non può né essere rimossa né esplicitamente nascosta né tanto meno elusa come passeggera o come una moda perché "la differenza sessuale" comunque sia è e non può non essere che la chiave di volta di lettura-di-sé-e-del-mondo.
Patrizia Caporossi
Filosofa e Storica delle Donne, Associazione di Donne -SEMAJ Seminari Magistrali di Genere "Joyce Lussu"-Ancona
Vanessa Roghi
La parola femminista
Una storia personale politica Mondadori, 2024 La parola «femminista» non conosce mezze misure: la ami o la odi, la dici o la bruci. E ancora dopo anni da quando è stata usata per la prima volta continua a evocare una grande varietà di significati, immagini e letture. Sembra arduo pensare a una definizione che ne comprenda le diverse sfumature e ne mostri l’evolversi nel tempo e nello spazio. Eppure, in questo saggio, Vanessa Roghi riesce a farlo in modo brillante. Unendo la propria storia a quella con la S maiuscola, l’autrice ricorda il femminismo in cui era immersa da bambina, fatto di fiabe senza principesse e riunioni del collettivo di cui faceva parte la madre, e quello vissuto da giovane donna, tra manifestazioni in piazza, diari Smemoranda e musica pop inglese. Ripercorre poi i disastrosi passi indietro degli anni Novanta, complice la nuova rappresentazione della donna propinata da certe trasmissioni televisive di grande successo, e intesse così un racconto che tocca tutti i temi cardine del femminismo, dalla maternità all’aborto, dalla sessualità al genere. Intrecciando voci di donne di tutte le età, intellettuali, scrittrici, giornaliste, come Carla Lonzi, Elena Gianini Belotti e Michela Murgia, questa biografia collettiva ci invita a non dimenticare il passato e a tenere aperta la discussione sulle possibilità che l’atto di «pensarsi e dirsi» può continuare a portare in questo Millennio. Un libro rivolto a chi si è perso per strada la parola femminista e ora sente di dover riempire quel vuoto, a chi si domanda «perché questa parola è scomparsa e poi è riapparsa nelle nostre vite, e se non sarebbe meglio averla sempre accanto».
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