'La salute delle donne. Il paradosso del genere tra biologia e cultura', il libro di Rita Biancheri
I limiti della ricerca scientifica e il percorso della medicina di genere per garantire equità e appropriatezza nelle cure, oltre che rispetto della legge
Lunedi, 01/06/2026
Il testo 'La salute delle donne. Il paradosso del genere tra biologia e cultura', edito da Ets (2025) e scritto dalla sociologa Rita Biancheri intende offrire un punto di vista critico interdisciplinare nel panorama della letteratura recente sul complesso tema della medicina di generee sulle difficoltà che incontra la legge (legge 3/2018 art. 3) a essere applicata nel nostro Sistema Sanitario.
La chiave di lettura non è esclusivamente medica ma riflette sul concetto di benessere, nella sua ampia declinazione bio-psico-sociale, esplorando quegli aspetti delle “condizioni di vita” che sono invece trascurati nel percorso diagnostico, mentre si riflettono significativamente nella percezione del proprio stato di salute, in particolare quella femminile.
Il volume, infatti, dedica la prima parte dell’analisi a individuare le ragioni dell’esclusione femminile dietro sistemi patriarcali consolidati, confutando la presunta neutralità di una conoscenza data per scontata, basata invece su un unico modello: quello maschile. Un’ingiustizia epistemica che, a partire dalla sperimentazione dei farmaci fino alla definizione delle linee guida, ha considerato come caratteristiche anatomiche solo quelle riproduttive, trascurando le numerose differenze del sistema sesso-genere.
Un intreccio tra “conoscenze e dominio” che viene esplicitato e riconosciuto in modo significativo nel libro per cui gli uomini sono la norma e le donne ancora il secondo sesso anche in medicina.
Superare questi limiti, a partire dai metodi della ricerca scientifica, è il percorso che la medicina di genere deve fare se si vuole non solo applicare adeguatamente la normativa ma anche garantire equità e appropriatezza nelle cure.
Come ben si sottolinea fin dalla premessa, il tema riguarda la persona nella sua interezza e, di conseguenza, i confini tra i saperi diventano “porosi” nella consapevolezza di una natura umana prodotta culturalmente e costruita socialmente, da cui origina una diversa ermeneutica della malattia e della cura.
L’analisi rigorosa, frutto di un’ampia frequentazione dell’Autrice in questo campo di studio, si estende dall’approccio esclusivamente biomedico ai fattori biografici ed esistenziali della malattia, fornendo così una spiegazione originale del cosiddetto fraility-longevity paradox, in una cornice teorica ancora poco esplorata ma significativa per futuri sviluppi in nuovi ambiti di indagine, con possibili effetti estendibili anche alla pratica medica attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti diagnostici a partire dall’anamnesi stessa.
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