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L’ANSALDA: 'volevo essere nel mio tempo e ci sono stata'

L’ANSALDA: 'volevo essere nel mio tempo e ci sono stata'

A un anno dalla scomparsa di Ansalda Siroli, militante storica dell’UDI, esce un libro scritto a più mani che narra una vita speciale di un’instancabile protagonista delle lotte per i diritti delle donne

Mercoledi, 02/09/2026

Non c’è bisogno di aggiungere altro dopo il nome dell’Ansalda. È stata sempre conosciuta e chiamata così. Una figura che ha incarnato anche in termini di immagine personale di donna dalle radici popolari e contadine passaggi storici, sociali, politici del percorso di lotte, di conquiste, di capacità delle donne di disegnare nuovi cammini di emancipazione individuali e collettivi, a partire da condizioni sociali difficili delle donne del proprio territorio. In questo caso la Romagna.
Mondina, bracciante, militante politica del PCI, dirigente appassionata e riconosciuta da diverse generazioni dell’UDI, rappresentante combattiva delle donne nelle istituzioni emiliano-romagnole di Argenta e Ferrara. E insieme creatrice di nuovi spazi di promozione dei diritti e di protagonismo delle donne, quali sono stati il Centro Donna e Giustizia, uno dei primi luoghi di ascolto e consulenza per le donne che subiscono violenza e soprattutto la Fondazione della Biennale Donna di Ferrara, invenzione straordinaria che coniuga arte e promozione politica delle donne. Forse una delle sue creature che più amava e che da oltre 20 anni, è un appuntamento importante nella città di Ferrara di valorizzazione delle capacità artistiche femminili.
Dopo la sua scomparsa avvenuta nel dicembre 2025 è nata così nel mondo delle donne che l’hanno conosciuta e amata, in particolare dell’UDI di Ferrara e non solo, l’idea di un libro dedicato a lei. Ma la particolare ricchezza della storia personale e politica di questa donna ha posto il problema di come “narrare l’Ansalda”.
Da qui l’idea di un libro a più mani e a più voci, con un indice composto e vario che alterna elementi di narrazione biografica, rimandi storici e politici sui periodi entro cui si inseriscono la vita e le attività dell’Ansalda, documenti e materiali che ci restituiscono cosa era e cosa pensava l’Ansalda del suo impegno e delle sue battaglie, con ricordi e riflessioni legati alla storia del territorio a cui era fortemente legata. Ma anche testimonianze delle tante persone con cui lei ha avuto relazioni e rapporti sia personali che politici.
A tessere questa trama del libro in particolare sono state la giornalista Annalisa Ferrari e la sua grande amica Liviana Zagagnoni, storica dirigente dell’UDI, oggi impegnata soprattutto nel lavoro di memoria storica nell’Archivio storico dell’UDI di Ferrara.
Per meglio restituire il filo di una narrazione biografica che non fosse puramente lettura dall’esterno, il libro immagina in un primo capitolo una sorta di autonarrazione “onirica” della stessa Ansalda durante un lungo periodo passato in un ospedale svizzero per una operazione importante a cui realmente è stata sottoposta. Dentro a questo spazio di lunga e difficile convalescenza si formano e riemergono i ricordi e le storie: la sua infanzia povera e difficile fatta di fughe familiari durante l’occupazione tedesca. I ricordi delle rappresaglie verso i partigiani, i racconti della mamma sul primo voto, e poi il periodo del lavoro nelle risaie condito di fatica ma anche di feste e canzoni collettive tra donne, le lotte per la conquista delle terre e la creazione delle prime cooperative agricole, i primi suoi comizi sindacali in piazza.
Poi negli anni '60, dopo un'esperienza di consigliera comunale ad Argenta, la richiesta da parte dell’UDI di trasferisti a Ferrara per dedicarsi alle tante battaglie portate avanti in quegli anni: la lotta per una libera scelta di maternità, la creazione dei primi centri di consulenza alle donne, la conquista della leegge 194 sull’aborto, e insieme tutte le lotte per i diritti sul lavoro, per gli asili nido, per la salute delle donne.
Ma mentre è in prima fila su queste battaglie, l’Ansalda vuole raggiungere un suo grande obiettivo personale: riprendere il percorso scolastico che aveva dovuto lasciare, la conquista della licenza commerciale, peraltro essenziale in quegli anni per la gestione di attività economiche necessarie all’UDI per il suo autofinanziamento.
Con l’emergere forte del problema della violenza contro le donne accanto all’impegno di raccolta firme per una legge contro la violenza, l’Ansalda si fa protagonista nel 1980 della creazione del Centro Donna e Giustizia, uno dei primi in quegli anni.
Il racconto continua e la narrazione si proietta sui tanti passaggio dell’UDI in quegli anni ‘80 e’90: il confronto non facile con il femminismo, le scelte di profondo cambiamento nell’assetto organizzativo e politico dentro l’UDI.
L’Ansalda vive con disagio e difficoltà queste svolte, non si sottrae al confronto aperto con le sostenitrici di questi cambiamenti ma si concentra molto sul mantenimento organizzativo dell’UDI di Ferrara. Si impegna con ostinazione e anche creatività verso le istituzioni locali per ottenere una nuova sede, la Casa delle donne di Ferrara tutt’ora attiva, dove operano anche varie attività rivolte alle donne.
Tra i ricordi più vivi che emergono, la commemorazione di Maria Margotti, affidata a lei da parte del Comune di Argenta per i sessanta anni dalla sua uccisione: un eccidio avvenuto nella sua città quando aveva 15 anni.
Un capitolo a parte merita la consapevolezza che l’Ansalda negli anni più inoltrati esprimeva in varie occasioni della necessità di lavorare in tempo per un ricambio generazionale nelle varie realtà create dalle donne e dall’UDI e della inevitabile scelta di fare qualche passo indietro da parte di donne che avevano avuto un ruolo importante. Come fece lei, accogliendo però sempre molto volentieri occasioni di confronto con le giovani. In un capitolo finale intitolato “Passaggio del testimone” si riporta su questo tema una intervista fatta a lei per i suoi 90 anni. Le chiedono se ha qualche sogno che non è riuscita a realizzare e lei risponde: “ho fatto quello che mi sentivo di fare, quello che dovevo. Oggi ho solo bei ricordi e l’affetto che sento da parte di tante donne che ancora mi ricordano. A tutte ho voluto bene, un bene fatto di vicinanza e di pungolo e voglio che sappiano andare avanti perché la strada à ancora lunga e devono esserci in prima linea. E per quanto mi riguarda la politica è stata il mio mondo, volevo essere nel mio tempo e ci sono stata”.
 

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