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Mark Rothko a Firenze

Mark Rothko a Firenze

Palazzo Strozzi ospita fino a domenica 23 agosto l’eccezionale esposizione dedicata al grande artista statunitense, protagonista della stagione dell’espressionismo astratto americano

Sabato, 08/08/2026

“Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stessa esperienza religiosa che lui aveva provato mentre li realizzava. Nelle sue ultime opere si vede il desiderio di creare uno spazio che sia un luogo di intimità per lo spirito come nelle celle dei monaci di San Marco” racconta Christopher Rothko, figlio secondogenito dell’artista e curatore, insieme a Elena Geuna, della magnifica mostra intitolata Rothko a Firenze, allestita nelle sale del rinascimentale Palazzo Strozzi fino a domenica 23 agosto 2026.
L’esposizione riunisce oltre 70 opere di Mark Rothko, molte delle quali mai esposte prima in Italia, provenienti dai più importanti musei internazionali e da prestigiose collezioni private. Inoltre, per celebrare il legame elettivo tra Rothko e Firenze, dove l’artista si reca per la prima volta nel 1950, a quarantasette anni, con sua moglie Mell, il progetto, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, si estende anche alla città, coinvolgendo attraverso due speciali sezioni satellite due luoghi particolarmente cari al pittore: il Museo di San Marco, dove sono esposte cinque opere in altrettante celle affrescate dal Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.
Nato il 25 gennaio 1903 in Russia, a Dvinsk, nell’attuale Lettonia, all’età di dieci anni Mark Rothko (Marcus Rothkowitz) emigra con la madre e la sorella negli Stati Uniti per raggiungere il padre e i fratelli a Portland in Oregon. Appena arrivato parla solo russo e yiddish. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, dove studia psicologia e storia della filosofia. Ma poi, abbandonata l’università, si trasferisce a New York dove, intorno ai venticinque anni, accompagnando un amico a una lezione di disegno dal vero scopre la sua vocazione. Così, quasi per caso, ha inizio il suo amore per la pittura, cui si dedicherà con dedizione assoluta fino al 25 febbraio 1970, quando a sessantasette anni, preda di una grave crisi depressiva, si suicida nel suo studio newyorkese tagliandosi le vene.
“Ispirato dai suoi viaggi a Roma e Firenze – prosegue Christopher Rothko, psicologo, scrittore e da trent’anni custode dell’eredità del padre insieme alla sorella Kate – quell’elemento spirituale divenne ancora più centrale. In tutta la mostra abbiamo allestito sale intime dove l’interazione personale con le opere di Rothko è massimizzata e valorizzata dalla loro risonanza con le sale storiche stesse”. Il percorso espositivo, infatti, si snoda cronologicamente lungo gli ambienti al piano nobile del palazzo quattrocentesco, offrendo un panorama completo della produzione artistica di Rothko: dalle opere figurative degli anni Trenta e Quaranta, caratterizzate da scene urbane, interni, ritratti e nature morte (nella prima sala ci accoglie anche il suo unico Autoritratto, 1936), per proseguire con i primi dipinti astratti, realizzati a partire dal 1946 e noti come Multiforms, costituiti da campiture libere e irregolari di colori intensi, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche dominate da due o tre rettangoli di colore.
La mostra è dunque pensata per offrire un’esperienza immersiva ed emozionale di grande suggestione, del resto lo stesso Rothko affermava: “Dipingo quadri di grandi dimensioni perché desidero creare una situazione di intimità. Un quadro di grandi dimensioni provoca una transazione immediata che ingloba l’osservatore al suo interno”. L’aspetto emozionale è inoltre esaltato dalla scelta di ordinare le sale secondo un percorso cromatico che segue quello cronologico. Si va, perciò, dai dipinti dei primi anni Cinquanta, caratterizzati dai gialli e dai rossi accesi, vitali e luminosi, ai verdi e blu profondi, avvolgenti e meditativi, introdotti dal pittore intorno al 1954, fino ai toni bruni profondi, ai granata, ai rossi pompeiani, ai grigi e ai neri silenziosi che Rothko sperimenta dal 1958 e lungo gli anni Sessanta.
L’esposizione include anche un nucleo di opere su carta. Sono disegni e bozzetti preparatori eseguiti per due importanti commissioni: la serie di pannelli murali per il ristorante posto all’interno del Seagram Building di New York (1958), e quella per l’Università di Harvard (1962). E osservando questi studi appare evidente l’importanza che nell’opera di Rothko hanno, oltre al colore, la riflessione sull’architettura e la percezione dello spazio. Il pittore stesso ha ammesso l’influenza esercitata dal ricordo di Michelangelo mentre era al lavoro sulle pitture murali per il Seagram Building (Rothko abbandonerà in seguito il progetto e le tele saranno poi donate alla Tate di Londra): “Dopo aver lavorato per un po’, mi resi conto di essere stato influenzato, inconsciamente, dalle pareti del Vestibolo della Biblioteca Medicea a Firenze. [Michelangelo] è riuscito a ottenere proprio quella sensazione particolare che ricercavo: ha fatto sì che i visitatori abbiano l’impressione di essere imprigionati dentro una stanza in cui le porte e le finestre sono murate cosicché non resta loro che sbattere la testa contro il muro per l’eternità”.
Infine, l’ultima sala accoglie opere su carta di grande formato eseguite nel 1969. Nella forma poligonale questo spazio intende evocare la pianta ottagonale del Battistero di Firenze e suggerire un rapporto con l’architettura della cappella, ora aconfessionale, che si trova a Houston in Texas, commissionata dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil. La cappella, nota oggi come Rothko Chapel, ospita quattordici tele realizzate tra il 1964 e il 1967 dall’artista, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Il percorso della mostra si conclude con la serie pittorica Black and Grey (1969-1970) e con le ultime opere su carta in cui attraverso tinte terra di Siena, rosa e celeste, la pittura raggiunge una sintesi di introspezione e rigore.
La mostra Rothko a Firenze, promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la significativa collaborazione di due importanti istituti del Ministero della Cultura: Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana, è accompagnata da un catalogo edito da Marsilio Arte. Inoltre, sempre grazie a Marsilio Arte e alla bella traduzione di Marco Cianchi, in occasione della mostra è arrivato in Italia, con il titolo Mark Rothko. Dentro l’opera, il volume di Christopher Rothko, pubblicato per la prima volta nel 2015 da Yale University. Nella postfazione Marco Cianchi, storico dell’arte esperto di arte americana, osserva: “Rothko è sempre stato esplicito sul fatto che la sua arte riguarda la tragedia, il destino, il dramma del genere umano. Lo scopo della sua arte […] è sempre stato quello di comunicare, nel modo più diretto possibile, questi valori allo spettatore”.
La mostra di Palazzo Strozzi è aperta tutti i giorni, festivi inclusi (compreso Ferragosto), dalle 10.00 alle 20.00 e i giovedì fino alle 23.00 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).
Per maggiori informazioni si rimanda al sito: www.palazzostrozzi.org

Didascalie foto:
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026.
Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio Rothko a Palazzo Strozzi fino al 23 agosto

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