Incontriamo Marisa Fogliarini, artista diplomata in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nata a Sanremo, si trasferisce a Roma dove insegna Disegno e Storia dell'Arte. A partire dal 1971 partecipa a mostre di pittura o espone delle personali a Roma, Sanremo e in altre località del Ponente Ligure, a Latina, Torino e Kyoto. Negli anni 70-80 realizza a Roma i fondali scenici del Teatro dei Pupi dei Fratelli Pasqualino. Dal 2004 si dedica alla fotografia digitale e con il regista Piero Farina, suo compagno di vita, collabora alla realizzazione di diversi documentari andati in onda con Geo & Geo su Rai 3. Da qualche tempo illustra libri di fiabe.
Marisa Fogliarini parteciperà alla mostra collettiva di artiste 'Facciamo Pace' organizzata da Le Muse Festival al femminile ODV che si terrà alla Galleria Civica di Sanremo da 5 al 21 giugno. L’esposizione sarà accompagnata da una serie di eventi sul tema della pace e degli attuali venti di guerra.
Ciao Marisa, grazie per aver accettato di fare quest’intervista. Vorrei, per cominciare, che ci raccontassi un po’ di te... Sei nata a Sanremo, dove hai frequentato le scuole superiori, per poi andartene prima a Milano e poi a Roma. Com’era la Sanremo della tua infanzia? Come ti sei trovata a vivere poi in due grandi città come Roma e Milano?
A Sanremo il contatto con la natura era a portata di mano. Il sole e il mare del Ponente ligure hanno lasciato un segno importante nella mia giovinezza. Ma è a Milano che ho potuto approfondire la mia passione per la pittura, lo studio delle materie che più amavo, conoscere persone che avevano i miei stessi interessi. A Roma ho vissuto le esperienze umane più intense grazie al mio lavoro d’insegnante. Inoltre, la bellezza della città, dei suoi monumenti, della sua natura, mi ha offerto emozioni indimenticabili.
Hai sempre saputo che volevi diventare un’artista? Oppure c’è stato un evento che ti ha fatto capire che quella era la tua strada? Fin da piccola ho avuto uno spiccato interesse per il disegno e per la pittura. Sono cresciuta coltivando il sogno di studiare all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Mio padre mi aveva promesso di mandarmi all’Accademia solo quando avessi conseguito il diploma di ragioneria. Io sono stata tenace, mio padre di parola. Sono stati anni bui quelli passati a studiare materie che non amavo con insegnanti che non sapevano trasmettermi alcuna passione e compagni con cui non avevo nulla da condividere.
Come molte artiste, per vivere ti sei dovuta occupare anche di altro. Ti è piaciuto insegnare nelle scuole secondarie? Raccontaci la tua esperienza di insegnante!
Una delle scelte di cui non mi sono mai pentita è stata proprio quella di insegnare le materie che più amavo, il Disegno e la Storia dell’Arte. Insegnare vuol dire anche continuare a studiare, ad aggiornarsi, ad approfondire la materia. L’insegnamento mi ha anche permesso di continuare a dipingere. I primi anni, per mancanza di cattedre, sono stata costretta a fare il giro del Lazio, era faticoso ma ero giovane, piena d’entusiasmo e mi piaceva lavorare coi ragazzi.
L’insegnamento ha contribuito a farmi conoscere Roma. Portare i miei alunni in visita di studio per poter vedere dal vivo quelle opere che da ragazza avevo conosciuto solo sui libri era un piacere degli occhi e della mente.
Negli anni la tua pittura è cambiata: all’inizio eri post-impressionista, poi ti sei concentrata sulla figura umana, soprattutto femminile, fino a dipingere quadri espressionisti o astratti. In quali opere ti riconosci di più?
Tutti i miei lavori sono strettamente legati a un determinato periodo della mia vita. Le esperienze che via via ho fatto hanno inevitabilmente influito sul modo di esprimermi con la pittura. Non tutte le opere sono riuscite, ma mi riconosco in ognuna.
Dal 1971 al 1989 hai realizzato i fondali scenici del Teatro dei Pupi dei Fratelli Pasqualino… ci racconti questa esperienza? Fortunato Pasqualino, puparo ma anche scrittore e filosofo, conoscendo la mia pittura, mi propose di realizzare un fondale scenico per la sua opera “Trionfo, passione e morte del Cavaliere della Mancia”. Il primo fondale ha avuto un grande successo. È nata così a Roma una collaborazione di molti anni con rappresentazioni al Teatro Crisogono in Trastevere. Nel n.13 “Quaderni di teatro” del 1981 di Vallecchi editore, si legge: “Marisa Fogliarini fa scenografia teatrale nel senso artistico della parola… il taglio delle immagini, essenzializzato fino alla elementarità, si fa dramma prima di vedere la presenza dei pupi in scena”. Nel 2006 numerosi fondali scenici sono stati esposti in una ricchissima mostra presso il grande Palazzo della Cultura a Latina.
Dal 2004 hai girato diversi documentari per Rai 3 con Piero Farina. Quale ti è piaciuto di più e quale ti ha coinvolto maggiormente? “Ceriana, un paese che vive” del 2007. Si tratta di un borgo nell’entroterra del Ponente ligure, caratterizzato da alcuni splendidi edifici medievali, colpito nel 2000 da una disastrosa alluvione. La popolazione ha trovato la forza di reagire alla devastazione grazie alla forte identità culturale dovuta alla presenza di quattro antiche confraternite e di cinque cori. È stato emozionante conoscere dall’interno una realtà così antica, così attuale e così vera.
Da qualche tempo ti dedichi all’illustrazione di fiabe… come è nata questa nuova attività artistica? Nel 2019 Paola Forneris, ex direttrice della Biblioteca comunale di Sanremo, mi ha proposto di illustrare una sua fiaba La conchiglia dell’Isola delle correnti. Le quindici tavole che ho realizzato sono assai piaciute. Nel 2025 ho illustrato la favola Il gigante Orione di Maria Gabriella Pezzarossi e nel 2026 Il coraggio e la paura della stessa autrice appena pubblicata dall’editrice Antea e presentata alla Fiera del Libro di Imperia.
Che progetti hai per il futuro? Lavorerò sulle tavole per una quarta favola che ho appena iniziato, poi il mio impegno riguarderà un argomento di grande importanza sociale, quello dei diritti umani, la cui violazione in questi ultimi anni ha riempito le cronache dei media.
Con quali opere partecipi alla mostra di Sanremo “Facciamo Pace”? Quando l’Ucraina nel febbraio del 2022 è stata invasa dalla Russia, mi ha colpito una foto con una colonna di carri armati preceduta da un’auto coi fari accesi. Nel dipinto “Operazione speciale” i fari si sovrappongono alla sagoma di un inesorabile mostro che avanza in un mare di sangue.
Nell’altro dipinto “Effetti collaterali” una sagoma maschile di fronte a un palazzo in fiamme esprime la disperazione e lo sconforto della gente ucraina di fronte alla distruzione della propria casa.
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