Il libro di Fiorenza Taricone 'Donne e uomini Pace e guerra' racconta "una storia del rapporto delle donne con la guerra e la pace attraversando i millenni..."
“Donne, che farete?” domanda l’europarlamentare pacifista Marco Tarquinio nella prefazione all’ultimo libro di Fiorenza Taricone “Donne e uomini Pace e guerra” (arecne 2026).
Il libro racconta una storia del rapporto delle donne con la guerra e la pace attraversando i millenni, dalla storia mitica delle Amazzoni per finire con la partecipazione delle donne alla resistenza antifascista e con il dibattito che ha accompagnato negli anni novanta del secolo scorso l’istituzione del servizio militare volontario femminile (legge n.380 del 20 ottobre 1999 riprodotta in appendice nel libro, insieme con l’elenco delle 18 donne Nobel per la pace). Miniera di informazioni che Taricone ha accumulato nei decenni di ricerca e insegnamento, è un prezioso strumento adatto ad un uso manualistico nei corsi di Women e Gender studies .
Smentire gli stereotipi di tanta storiografia che, da un lato, ha visto le donne solo come vittime o estranee alle guerre e, dall’altro, come portatrici di un innato “ naturale sentimento” di pace perché madri generatrici di vita: questo il tema che corre attraverso la narrazione e l’analisi di dibattiti e iniziative politche. I recenti sviluppi storiografici, specie femministi, come hanno iniziato a decostruire le riduttive letture maternaliste delle scelte pacifiste delle donne, così hanno anche dimostrato che le donne sono state coinvolte nelle guerre nei ruoli più differenti, vittime, combattenti, infermiere, cantiniere, lavoratrici nella mobilitazione del fronte interno e nelle industrie belliche nella grande guerra, partigiane che hanno imbracciato le armi nella resistenza antifascista. Quasi mai però responsabili nei ruoli politico-decisionali, cosa che ha contribuito a segnarne aspetti di estraneità.
Molteplici i ruoli delle donne nelle guerre risorgimentali, già abbastanza esplorati dalla storiografia femminista e qui analizzati in un capitolo.
Nella prima guerra mondiale le donne si dividono tra interventismo, nelle sue diverse varianti inclusa la cosiddetta corrente democratica e patriottica e pacifismo. Mentre in favore della guerra si schierano svariate associazioni femminil-femministe-emancipazioniste, militanti del partito socialista e lo stesso Consiglio nazionale delle Donne Italiane, ben più numerosa e vasta è la mobilitazione pacifista che già nell’imminenza della guerra si era organizzata in Europa anche all’interno dei movimenti suffragisti.
Tra queste prime organizzazioni pacifiste troviamo il Comité d’Action Feminine socialiste pour la paix contro le chauvinisme, le Comité Internationale des femmes pour la Paix Permanente e poi nel 1915 la nascita della Women’s International League for Peace and Freddom (WILPF) che, con il suo programma antimilitarista, è tuttora attiva nella promozione della partecipazione delle donne nella costruzione e nelle trattative di pace.
Come la WILPF, centinaia di altre organizzazioni internazionali, dalla fine della seconda guerra mondiale, non hanno mai smesso di lottare per la pace, intrecciandola, nelle istituzioni internazionali, con le battaglie femministe per l’uguaglianza e i diritti delle donne e per il riconoscimento del loro ruolo nella prevenzione e risoluzione dei conflitti di cui la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU su “Donne, Pace e Sicurezza” (Risoluzione 1325 del 2000) rappresenta una pietra miliare, in quanto esplicitamente riconosce e promuove la loro fondamentale partecipazione nei processi di costruzione e mantenimento della pace.
Tuttavia oggi questo riconoscimento inapplicato e depotenziato si rivela anche inadeguato. Nel clima bellicistico di “ terza guerra mondiale a pezzi”, in una con il logoramento e la distruzione del diritto internazionale, assistiamo, infatti, anche all’indebolirsi delle organizzazioni e dell’azione internazionale delle donne per fermare le guerre e costruire le condioni per la pace. Donne, che facciamo?