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'PASSAGGI-Fenomenologia del trasloco Un giorno me ne andrò' l'ultimo libro di Silvana Sonno

'PASSAGGI-Fenomenologia del trasloco Un giorno me ne andrò' l'ultimo libro di Silvana Sonno

'....siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio e nel tempo di un sogno è raccolta la nostra breve vita ....'

Domenica, 02/08/2026

Nella sua poliedrica versatilità di narratrice, poeta, saggista Silvana Sonno affronta in quest’ultimo lavoro - 'Passaggi' (Era ed) -  un tema che è riduttivo definire avvincente e coinvolgente: un momento della vita in cui tutti/e ci siamo trovati/e coinvolti/e: il trasloco che l’autrice considera non solo e non tanto come un passaggio concreto da un luogo a un altro ma intensa metafora di un cambiamento interiore.
Spostarsi da una casa a un’altra esprime il viaggio della mente e prima ancora e più del cuore attraverso le varie stagioni della vita.
Con un linguaggio ricco e affascinante “costringe” chi legge a far sedimentare dentro di sé il termine traslocare che è etimologicamente portare in un altro luogo, già ma le sue parole ci fanno riflettere sul fatto che lo spostamento riguarda certamente gli oggetti fisici portati in un altro luogo stipati nei famigerati scatoloni ma soprattutto le emozioni, le proprie esperienze sistemate in altrettanti scatoloni interiori, riguarda ciò che lasciamo le cui tracce rimarranno dentro di noi a lungo per cuo ogni distacco, nonostante che avvenga in compagnia degli scatoloni, genera crisi più o meno profonde. "Nei primi giorni a Perugia ricordo lunghi momenti seduta a terra, sul pavimento dell’ingresso, a fissare gli scatoloni ancora pieni del recente trasloco, senza decidermi ad aprirli e cominciare a sistemarli nel nuovo appartamento...E rimanere così a lungo a contatto con me stessa in balia solo della percezione di uno spazio ancora sconosciuto e dei suoi arredi provvisori...mi ha aiutata paradossalmente a non sentirmi sola".
Ma fra gli innumerevoli passaggi cui la vita ci costringe emerge il luogo del cuore che rimarrà dentro per sempre, così nel capitolo Passaggio a nord -ovest, sfilano gli uomini e le donne del Sud che nella Torino degli anni della Fiat hanno cercato e trovato voce attraverso la giovane docente che negli anni ‘70 insegnava nei corsi delle 150 ore.
La giovane insegnante che ha rafforzato la sua identità di donna con le donne del movimento femminista, che ha preso parte alle lotte operaie e delle donne. Ecco, lo scatolone, quello, non è finito in soffitta fra le cose da dimenticare ma è una delle pietre miliari su cui si fonda la propria identità.
Un’ultima parte, dal titolo evocativo Un giorno me ne andrò, si posa su un piano onirico, svolgendosi lungo un tempo circolare fuori dagli spazi temporali diacronici e per questo intessuto di sogni e ricordi che scalpitano nella mente, insomma siamo fatti della stessa sostanza dei sogni e nello spazio e nel tempo di un sogno è raccolta la nostra breve vita.
Un giorno me ne andrò in un luogo così lontano e sconosciuto che non compare in nessun punto di nessuna mappa geografica...Ma il luogo in cui andrò un giorno, lontano e sconosciuto, invece lo conosco.

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