Una Rete interistituzionale contro la violenza di genere: accade a Roma in periferia e funziona bene. "Lo stupro etnico delle donne in Bosnia Erzegovina. Per non dimenticare..."
Domenica, 21/07/2019
L’intervento di Fatima Neimarlija, presidente della Comunità di Bosnia ed Erzegovina a Roma ‘Bosnia nel cuore’ ha aiutato a comprendere. “Nonostante i pronunciamenti del Tribunale dell’Aja le donne sono viste ancora oggi come testimoni e non come vittime e hanno grandi difficoltà ad ottenere i loro diritti. Sono state violentate dai militari serbo-bosniaci ma anche dall'esercito che veniva dalla Serbia a combattere. Esistevano due tipologie di donne: quelle che dopo la violenza venivano uccise e quelle che dovevano far nascere figli dello stupro: era uno degli obiettivi del genocidio, un modo di sterminare un popolo. Quelle donne dovevano parlare e terrorizzare tutta la società perché poteva toccare a chiunque in qualsiasi momento. La cosa peggiore è che ancora oggi queste donne vedono i loro violentatori per strada perché dei 160 criminali di guerra processati dal Tribunale dell'Aja solo metà sono in prigione. Le donne violentate fino al 2017 sono da 20 a 50mila e solo 870 donne ricevono un piccolo rimborso. Questo accade perché non vogliono parlare: vogliono rimuovere o hanno paura, alcune hanno lasciato il paese. È molto difficile farle parlare e il film è una storia vera. La protagonista insieme ad altri figli della guerra 2 anni fa hanno fondato un'associazione a Sarajevo 'I figli di guerra dimenticati'. Iniziative come questa di oggi sono importanti perché possiamo far sapere cosa è accaduto”.
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