Sabrina Maniscalco e la rivoluzione silenziosa dei computer quantistici
Partita da Mazara del Vallo, oggi è professoressa di Quantum Information and Logic presso l’Università di Helsinki e studia lo sviluppo di algoritmi quantistici per applicazioni anche nella scoperta di nuovi farmaci
Quando si parla di innovazione si pensa spesso all’Intelligenza Artificiale.
Eppure, nei laboratori di ricerca di tutto il mondo si sta sviluppando un’altra tecnologia destinata a cambiare il nostro modo di affrontare alcuni dei problemi più complessi: il computer quantistico.
Tra le protagoniste di questa ricerca c’è un’italiana, la fisica Sabrina Maniscalco, che da anni lavora tra università e impresa per trasformare una teoria affascinante in strumenti concreti per la medicina, la chimica e l’industria.
Sabrina Maniscalco è una delle principali ricercatrici europee nel campo dell’informatica quantistica. Il suo lavoro si concentra sullo sviluppo di algoritmi quantistici che possano essere utilizzati in applicazioni concrete, in particolare nella scoperta di nuovi farmaci e nelle scienze della vita.
Punti chiave della sua carriera È nata in Italia e ha conseguito il dottorato in Fisica Teorica presso l’Università di Palermo nel 2004.
È professoressa di Quantum Information and Logic presso l’Università di Helsinki e ha ricoperto ruoli di ricerca in Bulgaria, Sudafrica, Regno Unito e Finlandia.
Opera come cofondatrice e CEO di Algorithmiq, un’azienda che sviluppa algoritmi quantistici per applicazioni nelle scienze della vita, nella chimica e nella scoperta di nuovi farmaci e guida un gruppo che crea software per computer quantistici in grado di simulare il comportamento di molecole molto complesse.
L’obiettivo è accelerare la progettazione di nuovi medicinali, riducendo tempi e costi rispetto ai metodi tradizionali.
Trasferimento del quartier generale a Milano Nel 2026 Algorithmiq ha annunciato lo spostamento della propria sede centrale da Helsinki a Milano, dopo aver raccolto complessivamente 36 milioni di euro di investimenti. La scelta punta a rafforzare la presenza nel nascente ecosistema italiano del quantum computing.
Il gruppo guidato da Maniscalco ha pubblicato lavori sull’uso di algoritmi quantistici per studiare reti biologiche (“quantum walks”) e sulla simulazione di sistemi quantistici complessi, dimostrando che l’hardware quantistico attuale può già affrontare alcuni problemi scientifici avanzati grazie asofisticate tecniche di mitigazione degli errori.
Ma che cos’è, davvero, un computer quantistico?
E perché se ne parla come di una possibile rivoluzione?
Dal bit al qubit I computer che utilizziamo ogni giorno, dallo smartphone al portatile, elaborano le informazioni attraverso i bit. Un bit può assumere solo due valori: 0 oppure 1.
È come un interruttore della luce: acceso o spento.
Il computer quantistico utilizza invece i qubit, unità di informazione che seguono le leggi della fisica quantistica.
Senza entrare in formule complicate, possiamo immaginarli come interruttori molto particolari che, fino al momento della misura, possono rappresentare contemporaneamente più possibilità.
Questo non significa che il computer quantistico sia “magico” o che faccia tutto più velocemente. Significa piuttosto che, per alcuni problemi molto complessi, può esplorare molte strade contemporaneamente invece di percorrerle una alla volta.
Per esempio immaginiamo di dover trovare l’uscita di un enorme labirinto.
Un computer tradizionale prova un percorso dopo l’altro, eliminando quelli sbagliati fino a trovare quello giusto.
Un computer quantistico sfrutta le proprietà della meccanica quantistica per rappresentare simultaneamente molte possibili soluzioni e, attraverso particolari algoritmi, aumentare la probabilità di individuare quella corretta.
Non è una scorciatoia universale: esistono problemi per cui i computer classici continueranno a essere i migliori. Ma in alcuni campi la differenza potrebbe essere enorme.
Perchè interessa la medicina? Uno degli obiettivi più promettenti riguarda la progettazione di nuovi farmaci. Le molecole sono sistemi estremamente complessi, governati proprio dalle leggi della fisica quantistica.
Simularne il comportamento con un computer tradizionale richiede una quantità enorme di calcoli. Un computer quantistico potrebbe riprodurre questi fenomeni in modo molto più naturale, aiutando i ricercatori a comprendere più rapidamente come una molecola interagisce con un’altra.
Questo potrebbe accelerare la ricerca di medicinali contro malattie oggi difficili da trattare.
Il problema del “rumore” Costruire un computer quantistico, però, è molto più difficile che costruire un normale computer.
I qubit sono delicatissimi: basta una minima interferenza con l’ambiente esterno perché perdano le loro proprietà quantistiche.
I fisici chiamano questo fenomeno “rumore”.
Gran parte del lavoro di Sabrina Maniscalco riguarda proprio questo problema: capire come limitare gli errori e rendere i calcoli più affidabili.
È una ricerca meno spettacolare dei grandi annunci sui computer del futuro, ma fondamentale. Senza controllo degli errori, il computer quantistico resta una promessa.
“Engineering synchronicity” il sogno di una scienziata Sabrina Maniscaldo oltre a indiscusse competenze scientifiche ha speranze e visioni positive di un luogo che offra le condizioni affinché persone con competenze diverse, anche di discipline umanistiche, si incontrino e generino innovazione.
“Mi piace fare una cosa che in inglese si dice engineering synchronicity: creare occasioni, opportunità, ispirazioni, mettendo insieme le persone giuste al momento giusto, dove quasi per magia le cose accadono”.
In realtà la scienziata intende descrivere un metodo di lavoro basato sui principi di interdisciplinarità, facendo collaborare fisici, matematici, informatici, chimici, biologi e perfino artisti, contaminazione delle idee, perché le intuizioni migliori spesso emergono dall’incontro fra linguaggi e prospettive differenti, e, da ultimo, creazione intenzionale di ambienti di confronto, come i Quantum Game Jam.
Le donne nelle discipline scientifiche La storia di Sabrina Maniscalco racconta anche un altro aspetto importante. Le donne sono ancora sottorappresentate nelle discipline STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – soprattutto nei ruoli di maggiore responsabilità.
Ogni ricercatrice che raggiunge posizioni di leadership contribuisce non solo al progresso scientifico, ma anche a modificare un immaginario che per troppo tempo ha associato la fisica, la matematica e l’informatica quasi esclusivamente agli uomini.
È probabile che il computer quantistico non sostituisca il nostro PC o il telefono cellulare.
Più realisticamente, diventerà uno strumento specializzato, utilizzato per affrontare problemi che oggi richiedono tempi di calcolo proibitivi. Come è accaduto con internet e con l’intelligenza artificiale, la rivoluzione sarà probabilmente graduale.
Ci saranno anni di ricerca, di sperimentazione e anche di delusioni. Ma è proprio così che procede la scienza: non attraverso miracoli improvvisi, bensì grazie al lavoro quotidiano di ricercatrici e ricercatori che, con pazienza, aggiungono un tassello dopo l’altro.
Sabrina Maniscalco appartiene a questa comunità. E il suo percorso ricorda che il futuro non nasce soltanto dalle grandi invenzioni, ma dalla capacità di comprendere i fenomeni più profondi della natura e trasformarli, passo dopo passo, in conoscenza condivisa e in strumenti al servizio della società.
In una recente intervista ha ribadito l’intenzione di creare un Istituto Mediterraneo di Fisica Quantistica a Mazara del Vallo, concepito come luogo in cui l’innovazione nasce dall’interazione spontanea tra persone,immaginando persino un lido dove studiosi da tutto il mondo possano discutere di fisica quantistica ….guardando il mare.