Login Registrati
Stefania Auci e la 'letteratura attiva': in Sicilia la scuola diventa laboratorio di identità

Stefania Auci e la 'letteratura attiva': in Sicilia la scuola diventa laboratorio di identità

Tra le luci e le ombre di una terra complessa e affascinante, nell'isola sta prendendo forma un esperimento culturale che guarda lontano

Lunedi, 27/04/2026 - Un progetto che intreccia storia, paesaggio e letteratura, restituendo alla scrittura il suo ruolo più vivo: quello di strumento per comprendere il mondo e trasformarlo.
È da qui che nasce “La Sicilia che racconta: storie, luoghi e scrittori per nuovi lettori”, iniziativa promossa dall’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione professionale della Regione Siciliana guidato da Mimmo Turano.

Un progetto che sceglie di investire sulle giovani generazioni, invitandole a uscire dalla passività della lettura per diventare protagoniste attive del racconto.
L’idea è semplice quanto potente: incontrare gli scrittori, attraversare i luoghi della narrazione, e poi riscriverli attraverso lo sguardo di chi quei territori li vive ogni giorno.
Non più solo pagine da studiare, ma esperienze da attraversare.

Ad aprire questo percorso è stata Stefania Auci, autrice del bestseller “I leoni di Sicilia”, che ha incontrato gli studenti al Teatro Selinus di Castelvetrano, presentando lo sviluppo narrativo delle tre trame storiche di cui è autrice, che hanno fatto conoscere attraverso
Interpretazioni letterarie, storiche e cinematografiche, duecento anni di storia dell’Italia meridionale, con grande attenzione all’evoluzioni sociali ed economiche.
Ancora docente di scuola nonostante la fama e e scrittrice, Auci rappresenta un ponte naturale tra scuola e letteratura: la sua narrazione della famiglia Florio — simbolo di una Sicilia dinamica e contraddittoria — diventa occasione per riflettere su identità, trasformazioni sociali e memoria.

Ma il progetto va oltre l’incontro con l’autore. Si struttura come una vera e propria “filiera della narrazione”: gli insegnanti vengono formati, acquisiscono strumenti di scrittura e lettura critica, e li trasferiscono agli studenti attraverso laboratori creativi.
Un processo circolare in cui il sapere non si trasmette, ma si costruisce insieme.
Sono coinvolte le scuole di tutte le nove province siciliane, coordinate da una scuola capofila che sceglierà un autore o un’autrice legati al proprio territorio.

Un modo per valorizzare le identità locali senza chiuderle, ma anzi aprendole al confronto e alla reinterpretazione.
Il risultato atteso è un’antologia collettiva: racconti, visioni, frammenti di una Sicilia vista dagli occhi dei giovani. Non solo un prodotto finale, ma uno specchio delle trasformazioni possibili, dei desideri e delle inquietudini di una generazione che cerca voce.
In un tempo dominato dalla velocità digitale, questa scelta appare quasi controcorrente. Eppure è proprio qui la sua forza: tornare alla parola, alla lentezza della scrittura, alla profondità dello sguardo. Non come nostalgia, ma come ricerca di nuovi linguaggi capaci di restituire complessità.

A coordinare una delle reti scolastiche più attive, quella dei 31 istituti della provincia di Trapani, è la dirigente dell’Istituto “Calvino- Amico “ Vita D’Amico, già promotrice di innumerevoli rassegne letterarie dove la ‘nouvelle vague’ siciliana - Francesca Maccani, Cristina Cassar Scalia, Giuseppina Torregrossa, Rosita Manuguerra, si fanno interpreti di nuovi registri stilistici e letterari.

Vita D’Amico sottolinea come la letteratura contemporanea siciliana sia oggi uno spazio ricco e plurale: dal noir alla narrativa storica, fino alla sperimentazione linguistica, con una costante attenzione ai temi sociali e all’identità. Accanto a lei, scrittori e formatori come Ugo Barbara, impegnato nella formazione dei docenti, e autrici come Rosita Maniguerra, che accompagnerà gli studenti alla scoperta dei luoghi simbolici di Favignana.

Un lavoro corale che coinvolge anche biblioteche, associazioni culturali e istituzioni locali del terzo settore.

Questo progetto racconta qualcosa di più ampio: una scuola che esce dai confini dell’aula e si radica nei territori, che non si limita a trasmettere contenuti ma costruisce cittadinanza culturale.

Una scuola che riconosce nella narrazione uno strumento di emancipazione.

E forse è proprio da qui che può nascere un nuovo umanesimo: dalla capacità di ascoltare, raccontare e reinventare i luoghi in cui viviamo. Con le parole, ma anche con lo sguardo.

Nelle foto Stefania Auci e Vita D’Amico - studenti di Castelvetrano  

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®