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Caregiver familiari in presidio a Roma. Cosa si aspettano dallo Stato?

Caregiver familiari in presidio a Roma. Cosa si aspettano dallo Stato?

Perché la legge non risolve i problemi delle/dei caregiver familiari. Delegazioni da tante regioni per la manifestazione che chiede più risorse, più servizi, riconoscimento e dignità per il lavoro di cura

Mercoledi, 28/10/2026

"I/le caregiver non possono essere definiti/e soltanto attraverso il numero di ore dedicate all'assistenza, il reddito familiare, la convivenza o la distanza chilometrica dalla persona assistita. Sono cittadini e cittadine che ogni giorno garantiscono cure, assistenza, presenza, coordinamento sanitario, sostegno emotivo e organizzazione della vita quotidiana di persone con disabilità o non autosufficienti - osserva Loredana Ligabue di CarER, che segue da sempre il percorso della legge - . Sono coniugi, figli, fratelli, sorelle, genitori, parenti, amici. Persone che svolgono una funzione essenziale per la tenuta del sistema sanitario e sociale del Paese, spesso pagando un prezzo elevatissimo in termini di salute, lavoro, reddito, relazioni sociali e qualità della vita. C'è chi assiste da anni il proprio coniuge con una grave disabilità. Chi ha rinunciato agli studi, al lavoro e a una vita autonoma per garantire protezione e dignità a un fratello con disabilità. Chi è costretto ogni giorno a scegliere tra la propria occupazione e l'assistenza a un genitore anziano. Chi ha lasciato il lavoro per prendersi cura dei propri familiari non autosufficienti. Chi assiste un figlio adulto con disabilità e, mentre avanza con l'età, si interroga con crescente preoccupazione sul futuro. Sono storie diverse, ma accomunate dallo stesso denominatore: un impegno di cura continuo, spesso totalizzante, che occupa giorni, notti, anni e, talvolta, intere esistenze".
Questi, in sintesi, gli argomenti delle delegazioni giunte a Roma il 28 ottobre 2026 per alzare la voce prima che il Disegno di Legge sui caregiver familiari approvato alla Camera diventi legge dello Stato se verrà approvato in via definitiva in Senato nel suo attuale impianto. 
Da Piazza SS Apostoli i manifestanti hanno raggiunto piazza Montecitorio, dove alcuni parlamentari dell'opposizioni hanno spiegato che la proposta di legge firmata dalla ministra per le disabilità Alessandra Locatelli è 'blindata' dalla maggioranza e che difficilmente saranno accettate modifiche.
Le richieste tengono insieme sia le ragioni economiche che quelle di principio.
In effetti contributo massimo di 400 euro è considerato assolutamente insufficiente per chi si dedica h 24 alla cura, oltretutto sarebbero pochissime le persone ad averne diritto poichè è vincolato a tetti di redditi molto bassi. D'altro canto il testo in approvazione non considera la perdita di opportunità lavorative e professionale, la salute fisica e psicologica, l'isolamento sociale e l'incertezza sul futuro di chi è destinato ad una vecchiaia in povertà non avendo potuto lavorare nel corso della vita. Ligabue sottolinea che occorre "una legge realmente inclusiva, diritti concretamente esigibili, strumenti efficaci di conciliazione tra lavoro e cura, servizi di. sollievo, supporto psicologico, prevenzione dell'isolamento e del burnout, adeguate tutele previdenziali".
Quello che queste proteste sostengono è l'idea che la cura familiare non può essere più considerata una questione privata e per questo rivolgono ai Senatori un appello e al senso di responsabilità civile anche in vista di una società che sempre più avrà bisogno di infrastrutture socioassistenziali sorrette da un'adeguata cultura della cura e da investimenti all'altezza dei crescenti bisogni.
Questo presidio ribadisce quanto i/le caregiver chiedevano nel precendente, del 27 gennaio 2026 che, mentre sollecitava l'iter della legge, era attraversato da qualche speranza che il testo potesse accogliere le richieste delle famiglie di cui le associazioni erano latrici. Purtroppo sembra profilarsi un diverso esito finale e questa consapevolezza emerge chiaramente dall'esasperazione di alcuni interventi in piazza.
"Io ho dovuto abbandonare il lavoro - spiega a NOIDONNE Elsa Morra dell'associazione Oltre l'autismo Si tinge di blu, che è arrivata dalla Puglia -  e, come tante altre caregiver, sono mamma, logopedista, fisioterapista, infermiera, animatrice, avvocata... facciamo di tutto per i nostri figli e con amore", una gamma di competenze che costerebbero moltissimo alla comunità se dovessero essere adeguatamente retribuite.
Gli fa eco la rappresentante di Azione Parkinson Abruzzo, che avverte: "se il testo passa così come è avremo l'istituzionalizzazione della povertà perchè quella che è prevista è una mecetta di cui possiamo fare a meno".
Parlano di ricatto dello Stato le tante voci che si levano spontanee, un ricatto che poggia sull'amore delle famiglie che giorno dopo giorno si prendono cura dei loro cari.
A non essere tollerata è la motivazione che non ci sarebbero risorse pubbliche per sostenere i costi, argomento che un papà rispedisce al mittente gridando al megafono che "i miliardi per salvare le banche li hanno trovati". 
Difficile non comprendere le ragioni portate in piazza da persone che sono consapevoli di essere una componente essenziale dell'infrastruttura sociale del Paese e che stanno chiedendo ciò che ritengono spetti loro, anche in quanto contribuenti e come previsto dalla Costituzione.





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