CAREGIVER FAMILIARI: la legge del Governo che non dialoga con le reti territoriali
Con Loredana Ligabue (CarER) facciamo il punto sulle carenze del Disegno di legge governativo che “taglia, settorializza e discrimina“ e non tiene conto dei principi condivisi da tutte le vigenti leggi regionali
“È una legge a tutele differenziate, che parte dal caregiver familiare, convivente e prevalente, per riconoscere tutti i caregiver familiari e il loro impegno”. Era il 12 gennaio 2026 e la Ministra per le disabilità Alessandra Locatelli, annunciando l’approvazione del Disegno di legge sui Caregiver famigliari, precisava: “oggi mettiamo un punto fermo dal quale non si torna più indietro, dal quale poter proseguire e migliorare”. E da migliorare c’è molto, considerate le critiche sollevate da molte associazioni che non hanno accolto con applausi la norma e hanno anche organizzato presidi in piazza dove NOIDONNE, il 27 gennaio, ha raccolto alcune istanze. Oggi torniamo sul tema e, visto che il testo è ancora all’esame della Commissione Affari Sociali della Camera, si può realisticamente dubitare che i tempi previsti ormai non sono più validi (da ottobre attivazione della piattaforma informatica INPS dedicata attraverso cui inoltrare le domande al fine di iniziare l’erogazione del contributo nel 2027). Con questo stato di fatto, e nonostante il dialogo parlamentare praticamente azzerato con la bocciatura degli emendamenti sostanziali proposti dalle opposizioni, la strada di questo provvedimento sembra essere ancora in salita e le associazioni che hanno ben presente la realtà delle/dei caregiver sono preoccupate.
“Il Decreto del Governo è rivolto fondamentalmente ai caregiver conviventi, esclude il riconoscimento dei non conviventi residenti a distanza maggiore di 25 km da dove si trova l’assistito e comunque per questi prevede tutele inferiori, sulla base di un parametro riconosciuto di almeno 91 ore di assistenza alla settimana. Tutto questo per dare un importo economico massimo di 400 € al mese”. Loredana Ligabue, presidente di Anziani e non solo e Carer, realtà che da decenni si occupano di assistenza in Emilia Romagna, espone in sintesi i punti critici della proposta del Governo. “È un disegno che non sta in piedi: taglia, settorializza, discrimina rispetto agli 8 milioni di persone impegnate nella cura familiare o di persone amiche, vicine. Discrimina rispetto alla situazione di convivenza o meno, quindi soprattutto le figlie che hanno un proprio nucleo familiare e che pure vogliono assistere i genitori. È tarata sulla genitorialità, fatto importante ma non certo esclusivo dei bisogni di questo Paese. È una proposta di legge che di fatto non solleva il caregiver dalle sue fatiche, semplicemente monetizza la cura”.
L’altro aspetto che Ligabue sottolinea, non meno importante, riguarda l’elemento della territorialità. “Le tutele, in termini di servizi, ricadono tutte sui territori senza prevedere risorse per le Regioni, alle quali sono demandati i servizi. Nel 2014 la Regione Emilia-Romagna ha accolto la proposta di approvare una legge regionale sui caregiver familiari: per la prima volta arriva un riconoscimento normativo ufficiale del loro ruolo in Italia. Sono seguite altre 12 regioni e tutte le leggi contengono un punto chiave: considerare il caregiver componente della rete territoriale dei servizi. È un principio importantissimo che sottolinea il suo ruolo nella cura in relazione ai bisogni e agli interventi con i servizi territoriali”.
Si tratta di uno snodo cruciale, che supera l’operazione di facciata e va alla sostanza del problema.
“Le obiezioni che abbiamo espresso riguardano l’impianto della legge e quindi auspichiamo vivamente che il confronto parlamentare rimetta in discussione questi elementi e che si possa giungere a una norma che, come in tante regioni italiane, sia approvata in modo super partes, perché la cura è un problema che colpisce tutti i cittadini. Il futuro di questo Paese si gioca sulla capacità di dare sostegno e risposta ai problemi della cura”.
Eccolo il segnale che spiega molto: i soldi messi a disposizione.
“Le risorse stanziate e l’impostazione della legge fanno riferimento a contributi che arriveranno al massimo a 62.000 persone”. Un po’ poche se pensiamo che i/le caregiver in Italia si stima siano circa 8 milioni, prevalentemente donne. “Questa è la grande distanza tra il fenomeno strutturale dell’invecchiamento della popolazione, della crescita dei bisogni e la risposta dal punto di vista del governo”.
Un’amara considerazione conclusiva, quella di Loredana Ligabue. Difficilmente contestabile.